Uno strumento che consente di conciliare lavoro e impegni familiariRicevi le notizie de Il Giorno su GoogleSeguiciMilano, 19 luglio 2026 – Venti punti percentuali separano la Città metropolitana di Milano, capitale dello smart working, dalla provincia di Sondrio, territorio lombardo dove questa forma di lavoro è meno diffusa. Il 39% degli occupati a Milano, quasi quattro su dieci, usufruisce di forme più o meno massicce di smart working: percentuale che scende al 29,5% considerando tutta l’area metropolitana. A Sondrio sono appena l’8%, nel Bresciano il 10.2%, a Monza-Brianza il 21.8%. Divari territoriali che emergono da una ricerca della Uil Lombardia sugli ultimi dati Istat, con luci e ombre di una forma di lavoro obbligata durante la pandemia e divenuta ormai strutturale.

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Divari territoriali

Divari non solo tra territori ma anche tra singole aziende, perché negli ultimi mesi si è assistito a un progressivo ritorno al lavoro in presenza con la riduzione delle giornate di smart working consentite. Si concentra principalmente nelle mansioni impiegatizie, nei servizi avanzati, nella finanza, nell’informazione, nelle attività professionali e tra le persone con un livello di istruzione più elevato. Al contrario, rimane scarsamente accessibile per chi lavora nei settori della produzione, della logistica, del commercio, della ristorazione, della sanità e dei servizi alla persona.