Del fervido lavoro d’ordine storico-filologico ed ermeneutico che da anni viene svolgendo la Fondazione Giorgio Bassani è ulteriore testimonianza il volume collettaneo Il giovane Bassani Laboratorio Bassani 6 (a cura di Marco A. Bazzocchi e Paola Italia, Giorgio Pozzi Editore, pp. 173, € 20,00) che contiene gli atti di un convegno ferrarese del 2024 e integra il catalogo della mostra Giorgio Bassani: Officina bolognese 1934-1943 (Pendragon) ospitata dall’Archiginnasio di Bologna nel 2016 per la curatela ancora di Bazzocchi e di Annarita Zazzaroni.
Se è vero, come scrive Paola Bassani nella introduzione, che il fulcro dell’opera futura di suo padre sarà indagare la «grande illusione che fu il fascismo» per tutta la borghesia italiana, l’ebraica compresa, è vero anche che la formazione dello scrittore ebbe una specificità solo parzialmente assimilabile a quella dei coetanei. Vale a dire che il suo amore nativo per la letteratura e la stessa precocità del suo esordio ufficioso (i racconti di Una città di pianura, del 1940, firmati con lo pseudonimo di Giacomo Marchi, riproposti – Una città di pianura e altri racconti giovanili, Officina Libraria 2021 – dalla maggiore intenditrice delle carte bassaniane, Angela Siciliano), dunque la potenziale acclimatazione in un senso comune letterario dominato, negli anni di più largo consenso al fascismo, dal formalismo e dall’autocensura è messa in mora dal giovane Bassani per il concorso di almeno due fattori.






