È l’ultimo eroe in vita della battaglia di Porta Lame, a Bologna, ma viene festeggiato a Roma. Gastone Malaguti, partigiano della settima Gap Gianni Garibaldi, domani compirà 100 anni. Nato il 20 luglio 1926, ha trascorso il suo secolo breve nella città natale, imparando dallo zio anarchico socialista, mandato in esilio a Ventotene, che bisognava lottare per la giustizia sociale.

Lo ha fatto fin dall’infanzia, ribellandosi al dirigente fascista in orbace che veniva a comunicare al suo compagno di classe ebreo l’abbandono della scuola per le leggi razziali. Ha continuato dandosi alla macchia aderendo alla Resistenza a 17 anni. Vivendo vicino a quel Pontelungo dove passò anche il “diavolo” Bakunin, Gastone divenne partigiano con il nome di battaglia di “biunden”. Il biondino era il nome di un compagno morto, come spesso accadeva per le regole non scritte di quelli che l’otto settembre festeggiarono la caduta del fascismo accorgendosi subito dopo che, in realtà, la libertà era ancora più lontana, quanto la Germania nazista.

NEL DISTACCAMENTO di Anzola Emilia ne passò di tutti i colori. Il suo preferito però è sempre stato il rosso e per le sue doti atletiche fu subito arruolato per le missioni più pericolose della «brigata più coraggiosa dei Gap», sebbene all’inizio mai in prima linea. L’attentato all’albergo Baglioni abitato da capi delle Ss, l’assalto al carcere di San Giovanni in Monte liberando oltre trecento detenuti, politici e non. Nell’autunno del ’44 come tutti gli emiliani era in attesa degli alleati per uscire dai rifugi e combattere insieme a loro. Il proclama del generale inglese Alexander ebbe l’effetto opposto e rese tutti impazienti. Bastò una piccola scaramuccia la mattina del 7 novembre per far detonare la voglia di libertà ai duecento che erano rintanati nei meandri dell’allora ospedale Maggiore, dove ora si trova il PalaDozza. Uscirono e iniziarono a combattere, scacciando fascisti e SS giunte in soccorso.