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Sarah Zappulla Muscarà e Enzo Zappulla – lei già ordinario di Letteratura Italiana all’Università di Catania, lui presidente dell’Istituto di Storia dello Spettacolo Siciliano – alla letteratura, al teatro, al cinema tra Otto e Novecento e ai carteggi, alcuni dei quali inediti, hanno dedicato la loro vita di appassionati studiosi. Amano entrare negli archivi con un sentimento di felicità, quello garantito dalla conoscenza, vi sostano con fiducia, s’infilano nella vita di chi ha vissuto d’arte, e quella materia del genio umano, Pirandello, Musco, Martoglio, Bonaviri, Addamo, Patti, D’Annunzio, Turi Ferro, De Roberto, per citarne alcuni, l’hanno fatta diventare storie affascinanti che ci restituiscono in volumi preziosi, monumentali (e monumentum sono, veramente, che serve a ricordare). Nel caso dei carteggi, come «La dolce e grata amicizia» (La nave di Teseo, collana I Fari), corposo carteggio tra Federico De Roberto e Luigi Albertini tra il 1897 e il 1915, proposto per la prima volta dai due studiosi, si tratta non solo di «un’estensione della memoria e dell’immaginazione» come diceva Borges, citato in esergo nel loro lavoro, ma un modo per ritrovare il respiro, lo sguardo, la lingua, la fiamma viva di pensieri e sentimenti di grandi autori. Un corpus, il carteggio tra De Roberto e Albertini, che è «fonte straordinaria e testimonianza incomparabile e fertile di notizie preziose per la conoscenza dello scrittore, del direttore, dell’epoca».







