Lo strumento del Next GenerationEU e il RepowerEU hanno apportato diversi benefici all’Italia, pur in presenza di debolezze in entrambe le fasi di programmazione e di esecuzione. Uno dei più importanti sta nel cambiamento della cultura del governare lo sviluppo dell’economia con lungimiranza, nel coordinamento interistituzionale e nel funzionamento della Pa. Un rinnovamento culturale che si auspica non si spenga una volta esaurita la pressione di Bruxelles sul Pnrr, ma sia potenziato con cambiamenti più profondi. L’analisi di Salvatore Zecchini
Ancora poco più di un mese per finalizzare la documentazione degli interventi del Pnrr concluso il mese scorso e, dopo la verifica di Bruxelles, aver titolo a ricevere la decima e ultima rata di finanziamento. A queste risorse tiene particolarmente il Mef per poter quadrare i conti di bilancio secondo il piano finanziario d’inizio anno e dare un altro stimolo all’asfittica crescita economica. Nel caso in cui gli interventi non superassero gli esami si dovranno restituire le somme ricevute.
La base informativa su cui poter esprimere una valutazione sull’intero programma è tuttora incerta e in divenire. Al novembre scorso le autorità avevano affermato che il 70% circa dei 550mila progetti finanziati erano stati completati, benché soltanto il 52% delle somme risultavano effettivamente erogate, in quanto in attesa della verifica della documentazione necessaria. Ancora nell’aprile scorso è stata chiesta a Bruxelles una settima revisione del Pnrr per non perdere i finanziamenti, viste le difficoltà di portare a termine gli interventi previsti entro le scadenze. In dettaglio, eliminate 7 misure e introdotte 9 nuove per circa 9 miliardi. Secondo le autorità, finora sono stati concessi finanziamenti per l’85% dei 194,4 miliardi programmati. Tra ritardi nell’esecuzione, revisioni di programma ed erogazioni ancora da completare è, tuttavia, possibile trarre qualche conclusione preliminare dall’esperienza osservata negli scorsi cinque anni.






