Pavia. Immaginate di ricevere una diagnosi di diabete tipo 1 da adulti e di avere la possibilità di posticipare il ricorso all’insulina di due anni o più, così da non dipendere da aghi e microinfusori: il San Matteo ha somministrato una nuova terapia che lo sta rendendo possibile. Dopo l’esperienza nei pazienti pediatrici, è stato eseguito con successo il primo trattamento basato su un anticorpo monoclonale, categoria di preparati che stanno rivoluzionando molteplici ambiti della clinica e della ricerca. Il San Matteo è il primo ospedale di Pavia a utilizzare questa terapia nell’adulto e il primo in Lombardia a somministrarla negli adulti e nei bambini. Come funziona Il trattamento, basato sull’anticorpo Teplizumab, è indicato per le persone al secondo stadio del diabete di tipo 1, correlato tra l’altro a fattori genetici: in questa fase la malattia è già presente dal punto di vista immunologico ma non si è manifestata clinicamente e quindi non necessita ancora di terapia insulinica. È qui che agisce la terapia, “ritardando” la fase in cui il diabete diviene conclamato. «La letteratura scientifica ci dice che questa terapia può ritardare il ricorso all’insulina di circa 24 mesi nei bambini, qualche mese in più nel caso degli adulti. In alcuni casi il posticipo registrato in letteratura è superiore. Una finestra temporale che permette di mantenere lo stile di vita e, nelle donne in età fertile, consente di portare avanti un’eventuale gravidanza senza l’insulinodipendenza» spiega Elisabetta Lovati, medica responsabile dell’ambulatorio di Endocrinologia e diabetologia dell’ospedale di Pavia. La prima paziente trattata, una donna di 36 anni, si era rivolta al San Matteo a gennaio per via di una lieve alterazione della glicemia. Alcune caratteristiche cliniche e la presenza di fattori di rischio hanno indotto gli specialisti ad approfondire il quadro diagnostico, consentendo di identificare precocemente un diabete di tipo 1 in stadio due. La paziente è stata quindi ritenuta idonea al trattamento con Teplizumab, che le è stato proposto e successivamente accettato. L’infusione dell’anticorpo è avvenuta in 14 sedute consecutive in regime di ricovero, una precauzione dettata dalla novità del trattamento. La donna è stata poi dimessa in ottime condizioni cliniche ed è al momento in fase di follow up. Almeno un’altra paziente è in attesa di ricevere la terapia. Il Teplizumab rappresenta una rilevante innovazione per le persone con diabete: in futuro, questo trattamento potrà essere associato a campagne di diagnosi precoce nelle persone ad alto rischio di diabete, giocando d’anticipo sui tempi della malattia. Lovati infatti spiega: «L'impiego del Teplizumab rappresenta certamente una tappa importante, ma il nostro obiettivo è ancora più ambizioso: costruire un percorso integrato che comprenda lo screening delle persone a rischio, l'identificazione precoce della malattia, l'accesso tempestivo alle terapie innovative e un follow-up specialistico dedicato. Prima dell’introduzione di questo anticorpo, non c’erano alternative terapeutiche per posticipare il ricorso all’insulina nei pazienti al secondo stadio del diabete di tipo 1. Quello che vorremmo fare in futuro è creare un ambulatorio per la diagnosi e lo screening degli anticorpi non universale ma mirato a certe categorie di persone, per esempio quelle che già convivono con altre patologie autoimmuni».
Posticipare il ricorso all’insulina: nuova terapia per il diabete tipo 1 al San Matteo di Pavia
Dopo l’esperienza nei pazienti pediatrici, è stato eseguito con successo il primo trattamento basato su un anticorpo monoclonale






