Aggiungi ItaliaOggi alle tue fonti preferite su Google per non perderti i nostri contenutiFinora, l’invenduto poteva rappresentare un costo poco «visibile» per le aziende della moda, assorbito nella logistica o eliminato alla fine della catena. Da domenica 19 luglio, con l’entrata in vigore del divieto di distruzione dei prodotti tessili invenduti previsto dal Regolamento europeo Espr (Ecodesign for Sustainable Products Regulation), i brand dovranno essere in grado di documentare e comunicare, in modo verificabile e tracciabile, cosa succede ai propri prodotti a fine vita e agli invenduti. Per le aziende (tipicamente, quelle dell’ultra-fast fashion) che hanno costruito il proprio modello sui volumi massicci, sulla rapidità di rotazione delle collezioni e sull’accettazione di una quota di eccedenze, questa trasparenza vale quasi quanto il divieto stesso. In Europa ogni anno finiscono a smaltimento circa 6 milioni di tonnellate di capi nuovi
Una novità radicale per tutto il settore
Tuttavia, il nuovo provvedimento rappresenta, come ha sottolineato Mauro Chezzi, vicedirettore di Confindustria Moda, una «novità radicale» per tutto il settore, compresi «i marchi caratterizzati da un forte contenuto di proprietà intellettuale (loghi, grafiche, modelli ornamentali e design riconducibili al brand)», per i quali «la distruzione degli invenduti rappresentava una prassi consolidata».












