<p>Ormai ci siamo.

Da domenica 19 luglio entra in vigore il <strong>Regolamento Ecodesign</strong> (<strong>Espr, Ue 2024/1781</strong>), che vieta alle imprese tessili (sopra i 250 dipendenti o 50 milioni di ricavi) di distruggere capi, accessori e calzature nuovi rimasti in stock.

Una norma destinata a trasformare un problema finora confinato alla gestione dei magazzini in un nuovo centro di costo industriale, fatto di tracciabilità, rendicontazione e nuove strategie di recupero. </p> <p>Secondo l’<strong>Agenzia europea dell’ambiente</strong>, in Europa tra il 4% e il 9% dei prodotti tessili immessi sul mercato viene distrutto prima dell’utilizzo, generando fino a 5,6 milioni di tonnellate di Co2 equivalente all’anno.

Con l’Espr lo smaltimento diventa l’ultima possibilità: prima un prodotto dovrà essere valutato per la rivendita, la donazione, il ricondizionamento o il riciclo, con l’obbligo di documentare il percorso dello stock. </p> <p>L’adeguamento richiede investimenti nei sistemi digitali di tracciamento degli invenduti, destinati a preparare il terreno al futuro <strong>Passaporto digitale di prodotto</strong>, con costi stimati tra 20 mila e 100 mila euro una tantum.

Ma il vero impatto arriva dalla gestione fisica delle eccedenze: la logistica inversa (ritiro, selezione, controllo qualità, igienizzazione e ricondizionamento) può pesare tra il 55% e il 75% del valore commerciale del capo, con un costo operativo compreso tra 10 e 40 euro per articolo.