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Paolo Tomaselli, inviato a New York
Sposato con Victoria, è stato il primo ex calciatore a sfondare il miliardo di patrimonio
Cura il suo alveare, riordina la ghiaia nel vialetto in giardino, poi si scola una birra gelida. Esce dal pub e ferma un camion di patatine, per farsi dare uno strappo fino al fast food e bere una bibita gassata. Dopo essersi dissetato fa un salto in banca, compra un biglietto aereo in prima classe e aderisce all’ultima offerta della compagnia telefonica di fiducia. Un’ultima aggiustata all’abito griffato con il suo nome, una lucidata agli occhiali con le sue iniziali e poi Sir David Beckham è pronto per uscire dai suoi mille spot pubblicitari ed entrare in carne e ossa allo stadio, dopo aver invaso il tinello, le cucine e le camerette di tutti gli americani, grandi e piccini, uomini e donne, di qualsiasi origine e classe.
Perché lui piace a tutti quando sfodera il suo sorriso impeccabile e rassicurante di ex campione, che esulta per l’Inghilterra e poi si dispera, giusto un attimo. Perché lui vince sempre, dato che Messi gioca nella sua squadra, l’Inter Miami. Nelle esultanze e nella tristezza, Beckham è sempre accanto alla moglie e ai figli. Senza Brooklyn, che ha rotto con la famiglia per l’eccessivo controllo «aziendale» che David e Victoria esercitano sulla prole, fin dalla culla. Ma per tutta risposta, il primogenito chiamato come il quartiere di New York dove Victoria scoprì di essere incinta, è diventato testimonial di un marchio di consegne di cibo a domicilio, sfruttando proprio la separazione dalla famiglia come base della sceneggiatura per lo spot.











