di Cristiana Allievi
La scorsa estate lo scandalo legato alla diffusione di suoi messaggi audio inviati a una modella, rubati e diventati virali. «La violazione della privacy non è mai accettabile, bisognerebbe muoversi come altri Paesi, dove l’identità di chi commenta è resa pubblica», dice l’attore. E alla vigilia dell’uscita del suo nuovo film: «L’unica responsabilità che ho è verso le persone che amo»
Raoul Bova è al volante della sua auto. Sta cercando un po’ di refrigerio lontano dalla Capitale. Il motivo di questa intervista con 7 è Greta e le favole vere, il nuovo film di Berardo Carboni in cui interpreta un padre diviso tra una moglie affezionata a una vita fatta di comfort e vacanze alle Seychelles (Donatella Finocchiaro), e la figlia Greta (Sara Ciocca) che, ispirandosi alle battaglie dell’omonima Thunberg, coinvolge chi le sta vicino nella missione di cambiare il mondo. Dopo l’anteprima mondiale il 19 luglio al Giffoni Film Festival, il film arriverà al cinema il 6 agosto (Vision Distribution). Questa è anche la prima lunga intervista che Bova concede dopo la vicenda che lo ha travolto la scorsa estate: la diffusione online di suoi messaggi vocali privati a una giovane modella, dopo essersi opposto a un tentativo di estorsione. Sono seguiti, nell’ordine, lo scandalo mediatico, la separazione da Rocío Muñoz Morales - madre delle sue due figlie più piccole - e una nuova relazione con l’attrice Beatrice Arnera.







