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Alle due del pomeriggio, davanti alla Fontana di Trevi, il termometro segna 38 gradi. L’asfalto no, l’asfalto va oltre i 60 gradi. La stessa scena si ripete al Pantheon, all’Altare della Patria, in piazza dei Cinquecento e a piazza di Spagna. Sono isole urbane di calore: aree della città che presentano temperature più alte rispetto a quelle circostanti. A fotografarle, letteralmente, è una termocamera, uno strumento a infrarossi che rileva l’energia termica invisibile emessa da qualsiasi oggetto e la traduce in un’immagine dove i colori più caldi indicano le temperature più alte.
Le misurazioni iniziano all’una, da piazza Venezia. I sampietrini sono a 64 gradi: il primo record della giornata. Gli esperti spiegano che la causa è nel materiale. L’asfalto, così come il basalto con cui sono fatti i sampietrini, accumula il calore dell’irradiazione solare; anche con l’aria a 37 gradi, la superficie può facilmente raddoppiare quel valore prima di disperderlo nell’ambiente. Il risultato è un riscaldamento radiante, sempre acceso, sotto i piedi. E a poco servono gli ombrelli e ventilatori portatili usati dai turisti. Al Pantheon la piazza tocca i 59 gradi, mentre la temperatura all’ombra del tempio romano si aggira sui 35. È il predecessore, involontario (o forse no), dei moderni rifugi bioclimatici pensati apposta per proteggere dalle isole di calore.









