Lucca, 21 luglio 2026 – Nel cestino in vimini della bicicletta ci sono due oggetti insoliti: un termometro da esterno e una pistola a infrarossi. Bastano pochi minuti a piedi per passare da una città all’altra. Una Lucca dove il caldo si sente appena il giusto per rallentare il passo e un’altra dove l’aria sembra immobile e la pietra restituisce tutto il calore accumulato durante il giorno. Nel centro storico, tra piazze assolate, vicoli ombreggiati e il verde delle Mura, cambiano anche le temperature. Guardandosi intorno, ogni passante mette in atto il proprio rimedio contro l’afa.
C’è chi si sventola con un ventaglio, chi cammina con un ventilatore portatile puntato sul viso, chi stringe una bottiglietta d’acqua arricchita di sali minerali e chi, più semplicemente, si concede un gelato. Le vie del centro pullulano di coni e coppette e le gelaterie sono, senza dubbio, tra le attività più frequentate. Tra gli sguardi incuriositi di chi cercava di capire cosa stessi facendo, ho estratto dal cestino, come se fosse uno dei “ciuski” dalla tasca di Doraemon, i due strumenti che mi avrebbero permesso di disegnare una piccola geografia del caldo lucchese, andando alla ricerca dei luoghi più freschi e di quelli più roventi del centro storico. Il risultato racconta una città dove, nel giro di poche centinaia di metri, la temperatura cambia sensibilmente.







