Dopo sei mesi e mezzo in un letto d’ospedale, torna a casa anche Leonardo Bove, ferito a Crans-Montana nel rogo di Capodanno. Lo fa dopo un percorso lungo e duro al Niguarda, vissuto insieme ai suoi tre compagni di classe del Virgilio, Kean, Sofia e Francesca, e ai coetanei sopravvissuti come lui al disastro del Constellation. Era stato l’ultimo dei feriti trasportati a Milano dalla Svizzera: le condizioni gravissime per giorni non avevano consentito il suo spostamento dall’ospedale di Zurigo. Un viaggio che l’ha riportato in Italia il 12 gennaio, con ustioni su più della metà del suo corpo e danni provocati dai fumi velenosi respirati nel locale di Crans-Montana andato a fuoco.
«Leonardo è un campione vero — commenta, sorridendo, il primario del Centro Ustioni Franz Baruffaldi Preis — è passato dal non voler fare le medicazioni da sveglio a fare tutto da sveglio con un coraggio da leoni». Un «interista vero», lo definisce affettuosamente il medico, legato dall’amore per la stessa squadra. Ricorda i mesi vissuti in ospedale di questo ragazzo di 16 anni, che nella vita sogna di fare il calciatore, con le maglie dell’Inter appese in camera. «Le visite di tanti campioni per provare a dargli coraggio».










