L'Ucraina ha sferrato un colpo durissimo, tra i tanti sempre più frequenti, alla logistica marittima della Federazione Russa. Nella notte di questo mercoledì 15 luglio, le Forze dei Sistemi di Droni dell'Ucraina (conosciute come USF, ovvero Unmanned Systems Forces) hanno condotto una massiccia operazione coordinata nel Mar Nero, colpendo contemporaneamente 20 imbarcazioni russe. L'azione segna un'ulteriore espansione strategica della flotta di droni di Kiev, spingendosi ben oltre i confini operativi finora delinati dal Mar d'Azov.
L'attacco di oggi è stato battezzato come parte dell'Operazione MoLoChKa (che in ucraino, curiosamente, significa "Latticini"), pianificata per celebrare la Giornata dello Stato Ucraino. Il gruppo d'attacco specifico, denominato "USF Birds in the Black Sea", ha agito nel buio con estrema precisione, trovando totalmente impreparate le navi russe. I Numeri dei blitz marittimi La campagna ucraina sta paralizzando in modo sistematico le rotte di trasporto di Mosca. I dettagli dei due attacchi più recenti e il bilancio complessivo mostrano la reale portata dell'offensiva che, più di ogni altra cosa, si sta rivelando essere una vera e propria paralisi per le operazioni russe nella loro stessa zona di influenza. Nel Mar Nero, come abbiamo visto, sono state colpite 20 navi in totale, tra le quali 17 petroliere, 2 vessilli cisterna per il gas e 1 rimorchiatore. Ugualmente devastante, tuttavia, è stato l'attacco nel Mar d'Azov di ieri, 14 luglio, che ha colpito 11 obiettivi, di cui 5 petroliere, 5 navi da cargo e 1 rimorchiatore. In totale e nell'arco di una campagna dalla durata di 9 giorni, i numeri della difesa e dei reparti speciali ucraini arrivano a riportare oltre le 100 navi colpite nell'area che si estende dal Mar Nero al Mar d'Azov. Robert "Madyar" Brovdi: chi è il Comandante delle USF A dare l'annuncio ufficiale dell'operazione sui canali social (in particolare Telegram) è stato il comandante delle USF, Robert Brovdi, noto internazionalmente con il nome di battaglia "Madyar".Brovdi, ritratto di recente in un'intervista con l'agenzia AFP il 9 giugno presso un posto di comando segreto in Ucraina, ha commentato l'azione spiegando che il conteggio dei danni e dei colpi andati a segno è tuttora in corso, affermando che «Il prossimo cluster dell'Operazione MoLoChKa delle USF è stato stappato per la Giornata dello Stato Ucraino. Il conteggio dei punti è in corso: le prime 20 navi cisterna sono state colpite durante la notte del 15 luglio. Seguirà un rapporto ufficiale, corredato da prove video»Lo scontro verbale e diplomatico con Sergey Lavrov L'operazione non ha avuto solo immediati risvolti sul campo, ma ha innescato un durissimo botta e risposta diplomatico. Il 14 luglio, durante una conferenza stampa congiunta a Mosca con il Ministro degli Esteri del Ciad, Abdoulaye Sabre Fadoul, il Ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov aveva duramente condannato i precedenti attacchi ucraini nel Mar d'Azov, affermando «Sapete, quello che sta facendo il regime ucraino non è nemmeno pirateria. I pirati almeno rubano per se stessi. Qui, non prendono nulla per sé e non lasciano che lo abbiano gli altri: vogliono semplicemente infliggere danni e diffondere paura. È puro terrorismo». Nelle sue dichiarazioni, Lavrov ha deliberatamente evitato di menzionare i sistematici attacchi russi compiuti contro le navi mercantili civili e il trasporto commerciale ucraino dall'inizio dell'invasione su vasta scala nel 2022.La risposta di Brovdi non si è fatta certamente attendere. All'annuncio del blitz di oggi 15 luglio, il comandante ucraino ha beffato pubblicamente il ministro russo con parole ben più che affilate: «Niente pirateria, Lavrov, solo affari. I vostri, sanguinosi». La strategia militare: smantellare il mito del "Mare Interno" di Putin Secondo le analisi pubblicate dal Kyiv Post e firmate dalla giornalista Sevinj Osmanqizi, questa campagna aggressiva mira a scardinare uno dei pilastri geopolitici della propaganda del Cremlino. Dopo l'occupazione dell'Ucraina meridionale, Vladimir Putin aveva solennemente proclamato che il Mar d'Azov era diventato un "mare interno" russo incontestabile. Un trofeo geopolitico permanente da cui muovere liberamente carichi militari, carburante e merci senza temere interferenze.Un'illusione che ora crolla sotto i colpi dei droni ucraini. Il giornalista e blogger militare ucraino Dmytro Karpenko, noto sul web con lo pseudonimo di "Apostle", ha commentato l'evolversi della situazione evidenziando il valore del contrattacco ucraino: «Il Mar d'Azov era il secondo grande trofeo della Russia dopo la Crimea. Le Forze di Difesa ucraine stanno ora distruggendo sistematicamente l'illusione del controllo totale da parte del Cremlino».Sotto il profilo strettamente militare, la campagna mira a strozzare le linee di approvvigionamento della penisola occupata della Crimea, che funge da fondamentale hub logistico per le truppe russe schierate nei fronti meridionali di Zaporizhzhia e Kherson. Il primo obiettivo è quello dell'isolamento delle rotte, in quanto carburante, munizioni e attrezzature pesanti si muovono verso la penisola via strada, via ferrovia e via mare. Tagliare o anche solo recidere irrimediabilmente uno di questi percorsi significa indebolire aspramente un cordone vitale per la Federazione. Insomma, rendere insicure e inutilizzabili le rotte marittime costringe i russi a ripiegare su vie di terra che rimangono costantemente esposte e vulnerabili ai missili e all'artiglieria a lungo raggio di Kiev. In questo senso, la strategia ucraina funge da vero e proprio braccio armato delle sanzioni economiche occidentali contro la "shadow fleet" russa. Mosca utilizza un reticolo opaco di navi battenti bandiere di comodo (bandiere non direttamente riconducibili ai colori russi), intermediari e società di facciata per esportare petrolio aggirando i price cap e i blocchi finanziari internazionali. Tuttavia, le gigantesche navi cisterna adibite alla navigazione oceanica della flotta ombra hanno un pescaggio troppo profondo per navigare nelle acque troppo alte del Mar d'Azov. La logistica di Mosca prevede quindi un sistema a due fasi:1) Le piccole navi navetta (dette "feeder"): caricano i prodotti petroliferi nei porti interni russi e sul Mar d'Azov.2) Punti di trasferimento (di solito STS, ovvero Ship-to-Ship): delle imbarcazioni molto più piccole che navigano fino alle acque profonde del Mar Nero, dove travasano il greggio sulle grandi navi della flotta ombra.Colpendo i piccoli scafi navetta nel Mar d'Azov e nei punti di trasferimento del Mar Nero, l'Ucraina spezza il primo anello indispensabile della catena d'esportazione. Come ha sottolineato il Presidente ucraino Volodymyr Zelensky, questi attacchi rappresentano una forma tangibile di "sanzioni a lungo raggio" che riducono alla radice le entrate energetiche con cui Mosca finanzia la guerra.La crisi nei punti chiave: Stretto di Kerch e Canale Don-Azov L'impatto fisico delle operazioni ucraine è stato confermato anche da fonti indipendenti e slegate dall'area mediatica o di competenza attribuibile ai popoli slavi. Le immagini satellitari esaminate dall'agenzia di stampa Reuters mostravano oltre 40 navi in attesa nei pressi dello Stretto di Kerch all'inizio di giugno. Dopo l'intensificarsi degli attacchi ucraini, ne è rimasta visibile solo una manciata, aumentando la credibilità dell'ipotesi del collasso dei percorsi. In tal senso, la Russia è stata costretta a sospendere temporaneamente il traffico lungo il canale di navigazione Don-Azov, ovvero quello che collega il Mar d'Azov al fiume Don e alle vie d'acqua interne russe, e a limitare pesantemente il transito sotto lo Stretto di Kerch, limitando così tutte le possibili vie praticabili. La combinazione di questi due colli di bottiglia sta paralizzando l'intero sistema. Per una superpotenza che rivendicava il controllo incontrastato dell'area, chiudere i propri canali navigabili rappresenta un'ammissione formale di difficoltà strategica.Il fronte interno russo si restringe L'analisi di Sevinj Osmanqizi evidenzia una profonda trasformazione nel corso del conflitto. Raffinerie, porti, canali navigabili e infrastrutture militari che la Russia considerava fino a ieri retrovie sicure si trovano oggi sotto costante minaccia. Nonostante la propaganda del Cremlino continui a vantare l'inviolabilità dei suoi avanzati sistemi di difesa aerea, le autorità locali si trovano a fare i conti con cisterne in fiamme, navi danneggiate e canali commerciali strategici bloccati. La Russia, un Paese che ha costruito la sua intera economia ed influenza geopolitica sulle esportazioni di idrocarburi, si trova ora a dover affrontare carenze di carburante interne e a rincorrere percorsi alternativi costosissimi pur di mantenere in vita le sue linee di rifornimento militare e commerciale.













