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Danilo di Diodoro

Uno studio dimostra che il cervello utilizza lo stesso meccanismo per lingue diverse invece di ricorrere a sistemi separati per ogni nuovo idioma che impara a conoscere

Le persone bilingui, sia che parlino una lingua sia che parlino l’altra, utilizzano un software neuronale unico situato nella corteccia fronto-temporale sinistra per elaborare le variazioni grammaticali delle parole, ad esempio per trasformarle dal singolare al plurale. C’è quindi all’opera nel cervello una rete condivisa perfino capace di “inventare” declinazioni grammaticali per parole inesistenti, un’operazione che facciamo senza rendercene conto quando giochiamo a inventare neologismi, come il verbo “nuvoleggiare”, che potrebbe significare muoversi con leggerezza.Sebbene inesistente, il nostro cervello è perfettamente in grado di coniugarlo, e lo stesso gioco è capace di farlo in altre lingue conosciute oltre che nella lingua madre.

Logica generativa Questo fenomeno è anche la dimostrazione del fatto che l’uso delle regole grammaticali non dipende da una lista di memorizzazioni, ma che è un processo di logica generativa, ossia, una volta apprese le regole, possono essere poi estese a tutte le parole, anche quelle non conosciute. E lo stesso network fronto-temporale viene utilizzato per generare le declinazioni grammaticali di altre lingue che si apprendono dopo la lingua madre, almeno fino a che si tratta di lingue che hanno un sistema di funzionamento abbastanza simile. La scoperta di questo network unico per più lingue è stata fatta da Xuanyi Jessica Chen ed Esti Blanco-Elorrieta della New York University, che hanno pubblicato un articolo su The Journal of the Neuroscience. «È eccitante aver trovato la prova del fatto che il cervello può riutilizzare lo stesso meccanismo sottostante per lingue diverse, piuttosto che dover ricorrere a sistemi separati per ogni nuova lingua che apprende» dicono gli autori. «Dal punto di vista dell’apprendimento del linguaggio, l’esistenza di un unico meccanismo universale è proprio quello strumento che consente di apprendere con facilità nuove lingue». Dato che le regole grammaticali possono essere molto diverse nelle varie lingue, i neuroscienziati avevano a lungo teorizzato che le persone bilingui utilizzassero pattern diversi di attività cerebrale per ognuna delle lingue. Lo studio è stato realizzato coinvolgendo persone in grado di parlare inglese e spagnolo e utilizzando la magnetoencefalografia, una tecnica di visualizzazione capace di catturare l’attività delle aree cerebrali con una precisione al millisecondo. Grazie a questa elevata risoluzione temporale, gli autori hanno identificato l’attivazione del network fronto-temporale nelle fasi iniziali della pianificazione del parlato, prima che l’attività neurale fosse contaminata dai movimenti articolatori e quindi prima dell’inizio della pronuncia della risposta.