La cultura, ad Arezzo, non è solo un capitolo di spesa: è una filiera produttiva. Genera ricchezza, crea occupazione, rende più competitivo il distretto orafo, alimenta il turismo e sostiene un sistema economico che fa della qualità il proprio marchio di fabbrica.

È questa la fotografia scattata dal rapporto Io sono Cultura 2026 di Unioncamere, Fondazione Symbola, Centro studi Tagliacarne e Deloitte, che colloca la provincia ai vertici nazionali dell’economia culturale e creativa. Siamo al quarto posto in Italia per incidenza del sistema produttivo culturale e creativo sul valore aggiunto provinciale, con un 8,1%, preceduta soltanto da Milano (10,1%), Roma (9%) e Torino (8,4%).

Stesso piazzamento sul fronte dell’occupazione: l’8,2% dei lavoratori aretini opera in attività riconducibili alla filiera culturale e creativa, un dato superato solo da Milano, Firenze e Roma. Numeri che raccontano una realtà sottovalutata. Perché quando si parla di economia della cultura si pensa immediatamente a musei, teatri o spettacoli. In realtà il rapporto include un universo molto più ampio: design, architettura, comunicazione, editoria, produzioni audiovisive, software, professioni creative e tutte quelle competenze che accrescono il valore dei prodotti manifatturieri.