Villanterio. Aveva salvato sul cellulare manuali per costruire una cintura esplosiva, frequentava gruppi riservati di propaganda jihadista, condivideva materiale riconducibile allo Stato Islamico e, nelle conversazioni online, dichiarava di essere pronta al martirio «in nome di Allah». Anche se non risulta pianificato con precisione un attacco terroristico. È questo il quadro che ha portato ieri all'arresto di una ragazza di 17 anni, cittadina italiana residente a Villanterio e nata in Egitto nel 2009, destinataria di un'ordinanza di collocamento in comunità emessa dal tribunale per i minorenni di Milano con l'accusa di partecipazione ad associazione con finalità di terrorismo internazionale: si era radicalizzata sul web, né lei né la famiglia risulta che frequentino moschee o centri culturali islamici. L'operazione è stata eseguita dall’antiterrorismo della questura di Milano al termine di un'indagine sviluppata dal centro operativo per la sicurezza cibernetica dell'Umbria e dalle Digos di Perugia e Milano, con il supporto della direzione centrale della polizia di prevenzione e del servizio polizia postale. L’indagine L'inchiesta nasce dal costante monitoraggio degli ambienti jihadisti presenti sul web, proprio su internet sarebbe avvenuta la radicalizzazione della giovane seguendo altri fanatici religiosi. Gli investigatori hanno individuato un utente attivo su una piattaforma di messaggistica istantanea attraverso un numero virtuale. Quel profilo partecipava a quattro gruppi chiusi, accessibili soltanto su invito o previa autorizzazione degli amministratori, nei quali venivano diffusi contenuti di propaganda dello Stato Islamico, video di reclutamento, materiali apologetici, inviti al martirio e manuali per la fabbricazione di armi ed esplosivi artigianali. Seguendo le tracce digitali, gli investigatori sono riusciti a dare un'identità all'utente. Così si è arrivata alla 17enne di Villanterio. Proprio dall'analisi del materiale informatico sono emersi gli elementi che hanno convinto gli inquirenti di trovarsi di fronte a un percorso di radicalizzazione ormai molto avanzato. Nei dispositivi erano infatti conservati numerosi documenti di propaganda jihadista, fotografie, video, testi riconducibili all'Isis e, soprattutto, manualistica tecnica relativa alla costruzione di ordigni artigianali. Fra questi, un documento dedicato alla realizzazione di una cintura esplosiva. Gli investigatori hanno inoltre recuperato diverse conversazioni con coetanei, italiani e stranieri, alcuni dei quali ritenuti verosimilmente vicini all'organizzazione terroristica. In quelle chat la giovane avrebbe condiviso il materiale propagandistico e manifestato più volte la volontà di sacrificarsi per la causa jihadista, dichiarandosi pronta al martirio in nome di Allah. Secondo la procura minorile, gli elementi raccolti delineano «un avanzato processo di radicalizzazione» e soprattutto «la concreta possibilità di un'imminente attivazione violenta», anche se dalle indagini non è emerso un piano già definito per un attentato. La scelta del collocamento in comunità punta, per gli inquirenti, a interrompere ogni contatto con gli ambienti estremisti online.
La propaganda jihadista, il «martirio per Allah» e la cintura esplosiva: perché è stata arrestata la 17enne di Villanterio
La ragazza è accusata di partecipazione ad associazione con finalità di terrorismo internazionale










