PORDENONE - «La situazione più critica oggi è in ortopedia-otorino, una corda di violino. La media è di un infermiere ogni 13 pazienti, mentre dovrebbero essere almeno uno ogni 9. Nella linea delle chirurgie ne mancano 14, in pronto soccorso 7, nella forbice delle medicine 15. La carenza di personale riguarda tutto l’ospedale, compresa la cardiologia con l’unità coronarica. È un bollettino di guerra, speriamo che con la chiusura di parte delle sale operatorie in agosto ci sia una boccata d’ossigeno».

A lanciare l’allarme, Gianluca Altavilla, segretario del NurSind di Pordenone e la Uil Fp. E con l’arrivo dell’estate e delle ferie, la corda diventa ancora più corta. «Un altro nodo è quello delle sale operatorie - continua Altavilla - lì gli infermieri anestesisti dovrebbero essere 16 ma sono arrivati a 11. Devono fare guardia attiva e la notte dividersi tra le urgenze in ospedale e l’ostetricia nel vecchio padiglione. In chirurgia generale la reperibilità è di 12 ore, la notte si lavora come di giorno e devono anche sdoppiarsi con ostetricia. Stiamo valutando se sia tutto appropriato o differibile. Il rischio con questi turni è la fuga». ALLARME L'emergenza in ortopedia. «Che comprende - spiega il sindacalista - anche chirurgia della mano, chirurgia plastica, maxillofacciale, otorinolaringoiatria. Ci sono quaranta posti letto con un infermiere ogni 13 degenti. Un overbooking. Si lavora sul filo, tre al mattino, tre il pomeriggio e due alla sera con un oss. E se c’è un’emergenza in ospedale, vengono dirottati lasciando scoperto il reparto. Tra ortopedia e la parte chirurgica servirebbero 5-6 infermieri e 2-3 oss. Stessa situazione in chirurgia generale». L’emergenza si registra anche in pronto soccorso. «Servirebbero - prosegue Altavilla - sette infermieri al mattino, sette al pomeriggio e cinque di notte. Nonostante ci siano liberi professionisti, il numero resta troppo esiguo. Servono sette nuove figure». LE PROPOSTE La carenza di infermieri nel pordenonese ormai è cosa nota, ma secondo Altavilla non è imputabile a una mancanza di assunzioni. «Il dg dell’Asfo Giuseppe Tonutti - spiega il sindacalista - ha assunto e assumerebbe in massa se arrivassero nuovi infermieri. Diamo a Cesare quel che è di Cesare. Il problema è di due nature diverse. Da un lato in Friuli Venezia Giulia c’è chi usa la sanità per fare campagna elettorale e questo non aiuta a portare avanti la campagna acquisti. Perché se sento continuamente che nell’ospedale di Pordenone non ci si trova bene, andrò a lavorare nel vicino Veneto. Dall’altro, dal momento che in regione c’è poca offerta, è necessario importare infermieri da altre parti d’Italia. C’è una delibera regionale che prevede la creazione di foresterie per chi viene a lavorare da fuori. Ad esempio l’ex convento dietro l’ospedale sarebbe adatto». La soluzione secondo il sindacalista è dunque quella della “campagna acquisti” fuori regione. «Se mi danno la casa - continua - e guadagno più che da altre parti sarò più incentivato a venire». GLI STIPENDI E in Friuli Venezia Giulia gli infermieri arrivano a guadagnare il triplo rispetto ai vicini veneti. «Con gli incentivi regionali - prosegue il sindacalista - un notturno in Fvg viene pagato 96 euro, in Veneto 32. Non solo. Un neoassunto arriva a guadagnare 200 euro netti a turno». Ma nonostante i buoni introiti, i giovani aspiranti infermieri in regione latitano. «Probabilmente sono frenati dal lavoro stressante in ospedale, per questa ragione è necessario importarli da fuori. Non si può continuare con turni massacranti, la carenza di personale va fronteggiata. Il rischio - conclude Altavilla - è la fuga, i miei colleghi hanno fame di vita normale».