<p><div class="grafico content-image clearfix" itemscope itemtype="https://schema.org/ImageObject"><figure><img itemprop="contentUrl" class="img-fluid" src="/remote/static.milanofinanza.it/content_upload/grf/2026/07/202607171144047242/unicredit-fixed-cash-collect-705848.png?w=594&h=&mode=crop" alt="Certificates: il rischio è solo a scadenza" /></figure></div> </p> <p>A inizio settimana <strong>Unicredit</strong> ha quotato su <strong>Cert-X</strong> 14 <strong>certificati Fixed Cash Collect</strong> su singoli titoli europei (<strong>Banca Mps</strong>, <strong>Leonardo</strong>, <strong>Saipem</strong>, <strong>Société générale</strong>, <strong>Stellantis</strong> e <strong>Stm</strong>) e americani (<strong>Alibaba</strong>, <strong>Alphabet</strong>, <strong>Intel</strong>, <strong>Meta Platforms</strong>, <strong>Micron Tech.</strong> e <strong>Nvidia</strong>), tutti con <strong>scadenza biennale</strong> (20 luglio 2028): in un contesto di mercato che esprime numerosi elementi di rischio concentrati sul breve termine, questi prodotti permettono di fatto di «spostare in avanti» l'effettiva esposizione alla dinamica del mercato, prevedendo il pagamento di una serie di premi periodici svincolati da qualsiasi condizione accessoria legata, appunto, all’andamento dei sottostanti, da cui la denominazione «Fixed».