Legalità, rispetto delle regole, perfino «questione morale», la locuzione resa celebre da una storica intervista a Enrico Berlinguer (che però denunciava le ingerenze dei partiti nello Stato): tutti termini che non possono essere più considerati patrimonio esclusivo della sinistra, almeno in Campania. Al contrario: è il Pd di Schlein che deve dare spiegazioni dopo lo scioglimento dei Comuni di Castellammare di Stabia e Torre Annunziata, dopo lo scandalo di Ercolano (il video con dirigenti dem locali che festeggiano insieme a un pregiudicato legato alla camorra). A sostenere queste tesi è il centrodestra regionale, che parte all'attacco e chiede che quello campano diventi «un caso nazionale». Gennaro Sangiuliano, consigliere regionale di Fratelli d'Italia e capo dell’opposizione, parla addirittura di «sistema».
Le accuse È la sintesi di una conferenza stampa tenutasi ieri nella sala Nassiriya del consiglio regionale, alle quale hanno preso parte, oltre a Sangiuliano, il coordinatore regionale di Forza Italia Fulvio Martusciello, il capogruppo della Lega in Commissione antimafia Gianluca Cantalamessa e il senatore di Fratelli d'Italia Sergio Rastrelli, segretario della stessa Commissione. Presenti anche il deputato di Fdi Michele Schiano, i capigruppo Raffaele Pisacane (Fdi), Massimo Pelliccia (Fi) e Sebastiano Odierna (Conservatori e riformisti europei) e Luciano Schifone, che per il centrodestra è stato candidato sindaco a Ercolano. Sangiuliano non ha usato mezzi termini, sostenendo che vi sia «un problema di legalità, e questo spiega anche certi risultati elettorali in queste aree», prima di rivolgersi alla segreteria nazionale del Pd: «Non si può fare l'antimafia a livello centrale e poi consentire questi comportamenti in periferia e in città importanti della Campania. Su questo vorremmo una risposta dalla segretaria del Pd, Elly Schlein». Parole che diventano ancora più nette quando si parla di Ercolano, dove l'ex ministro ha chiesto le dimissioni dei due consiglieri dem presenti ai festeggiamenti: «Al posto dei due consiglieri comunali eletti con il Pd, presenti alla cena cui ha partecipato anche un noto esponente del clan, mi dimetterei senza ombra di dubbio». Un passo definito da Sangiuliano «un atto doveroso». I numeri Fulvio Martusciello ha insistito sulla necessità di leggere la vicenda campana in una dimensione che travalichi i confini regionali, facendo propria la richiesta con cui la coalizione ha aperto la conferenza stampa: che quanto accaduto in Campania sia trattato come questione di rilievo nazionale. Una lettura analitica è venuta da Gianluca Cantalamessa, secondo cui «su circa 45 comuni sciolti per infiltrazioni negli ultimi quattro anni in Italia, la stragrande maggioranza era guidata da formazioni civiche, mentre i restanti erano equamente divisi tra centrodestra e centrosinistra», dato da cui discenderebbe «un problema tra la sinistra e la criminalità in Campania». Sui numeri ha costruito il proprio intervento Sergio Rastrelli, secondo il quale «oltre il 10% dei comuni della provincia di Napoli è a rischio scioglimento per infiltrazioni, una percentuale al di fuori della media nazionale». Un fronte compatto, insomma, che al di là delle critiche al Pd ha portato avanti anche una convinzione: l'indebolimento dei partiti tradizionali, e in particolare il modello delle liste civiche, avrebbe aperto ai clan varchi nelle amministrazioni locali. La reazione Dem Sul fronte opposto la reazione dem arriva dal segretario regionale Piero De Luca, che argomenta: «Il centrodestra campano farebbe bene ad avere almeno il pudore di evitare conferenze stampa propagandistiche su un tema delicato come la legalità», respingendo ogni lezione da parte di chi, a livello nazionale, starebbe «indebolendo da anni gli strumenti di contrasto alla criminalità organizzata e alla corruzione». Il Pd, aggiunge De Luca, «ha sempre seguito una linea di assoluto rigore, intervenendo ogni volta anche prima che emergessero criticità. Per questo respingiamo con forza ogni tentativo di strumentalizzazione».








