<p>L'autonomia è il nuovo motore della crescita europea.

L’Europa è passata da un approccio guidato dal mercato a una politica industriale strategica, sottolinea a <em>Milano Finanza </em>Quentin Duquesne, European Equity Fund Manager e Analyst di Candriam e Lead Fund Manager della strategia Candriam European autonomy equity.

Per garantire la sovranità del blocco, sono necessari, secondo le stime, 750-800 miliardi di euro di investimenti annuali aggiuntivi in settori fondamentali quali difesa, semiconduttori, materiali critici e sicurezza energetica. </p> <h2>L’autonomia europea il fattore che guida l’allocazione del capitale</h2> <p>Considerando anche la storica espansione fiscale della Germania e lo sconto persistente di valutazione rispetto agli Stati Uniti, «l’autonomia europea è diventata un fattore strutturale che guida l’allocazione del capitale.

L’ampliamento della performance al di fuori dei titoli legati all’AI», sostiene l’esperto, «dovrebbe favorire ulteriormente le società con una forte visibilità sugli utili». </p> <h2>I campioni della sovranità europea</h2> <p>E i settori meglio posizionati per beneficiare di questa nuova fase sono la difesa con Kongsberg, Leonardo, Thales, l'elettrificazione e le infrastrutture energetiche (Prysmian, Siemens Energy e la maggior parte delle utility tra cui Elia, E.On, Iberdrola), spinte dalla congestione della rete, dalla crescita dei data center e dalla sovranità energetica, i semiconduttori, in particolare Infineon, Asml, BE Semiconductor Industries, e le tecnologie abilitanti e il settore healthcare (Argenx, Lonza, Sartorius). </p> <p> </p> <p>Alcune di queste azioni (si veda la tabella sotto) hanno già corso parecchio da inizio 2026 ma, stando al consenso<em> Bloomberg</em>, possono crescere ancora a doppia cifra.