Howto
Fino a pochi anni fa viaggiare significava riempire lo zaino di alimentatori. Lo smartphone aveva il suo caricatore, il notebook un alimentatore proprietario con connettore cilindrico, la fotocamera un dock dedicato, lo smartwatch una basetta magnetica e le cuffie utilizzavano ancora la microUSB. Bastava dimenticare uno di questi accessori per trovarsi in difficoltà. Oggi la situazione è radicalmente diversa.
Uno smartphone di fascia alta, un notebook ultrasottile, una console portatile, un SSD esterno, un eReader e perfino una batteria portatile possono essere alimentati con lo stesso caricatore USB-C. Se si sceglie un alimentatore compatibile con USB Power Delivery e un cavo di qualità, nella maggior parte dei casi basta un unico caricatore per affrontare anche viaggi molto lunghi.
Da una parte i produttori hanno progressivamente adottato USB-C come porta universale; dall’altra l’Unione Europea ha introdotto il cosiddetto Common Charger o caricabatterie universale, imponendo l’utilizzo di USB-C su numerose categorie di dispositivi elettronici per ridurre i rifiuti elettronici e semplificare la vita ai consumatori.
Ma c’è un problema: molti utenti pensano che tutte le porte USB-C siano identiche. Non lo sono affatto.









