Cavi UsbRicevi le notizie di Quotidiano Nazionale su GoogleSeguiciRoma, 16 luglio 2026 – Una miniera urbana diffusa, silenziosa e spesso dimenticata. Non si trova nel sottosuolo ma nei cassetti, nelle scatole e nei ripostigli delle case degli italiani. Con la progressiva diffusione dello standard Usb-c e il conseguente superamento di molte tipologie di cavi utilizzate negli anni passati, cresce infatti il numero di dispositivi e accessori elettronici destinati a non essere più utilizzati. I dati elaborati dal Consorzio Erp Italia Secondo le elaborazioni realizzate dal Consorzio Erp Italia, nelle abitazioni italiane si stima siano presenti circa 170,7 milioni di cavi Usb e Lightning, pari a una media di 6,4 cavi per famiglia. Applicando al numero di cavi dimenticati e non più utilizzati, il peso medio rilevato sui campioni analizzati, si stima un volume che corrisponde a circa 3.394 tonnellate di materiali. Non si tratta però di semplici accessori inutilizzati. I cavi contengono infatti materie prime di valore come rame, alluminio e materiali plastici che, se correttamente raccolti e avviati a riciclo, possono essere recuperati e reintrodotti nei processi produttivi. Le elaborazioni evidenziano la presenza potenziale di circa 1.426 tonnellate di rame e 136 tonnellate di alluminio contenute nello stock nazionale stimato di cavi. Grazie a processi avanzati di trattamento e riciclo, queste risorse potrebbero essere reimmesse nel ciclo produttivo come materie prime seconde, evitando il ricorso a materie prime vergini il cui acquisto, a parità di volume, costerebbe al settore produttivo oltre 16 milioni di euro.