Una ragazza trattata come un oggetto, ignorata mentre diceva di no, fino a smettere di reagire per un istintivo meccanismo di sopravvivenza davanti all’aggressione di quattro uomini. “Nessuno mi ha presa in considerazione, nessuno mi ha chiamato con il mio nome”, ha raccontato nel processo, descrivendo quella sensazione di totale spersonalizzazione. Eppure, nel tentativo di escludere la violenza, la difesa ha sostenuto che quei rapporti fossero consensuali, richiamando anche alcuni comportamenti tenuti dalla giovane prima dell’aggressione.
Una linea che la Corte d’Appello boccia senza esitazioni: quelle argomentazioni difensive, si legge nelle motivazioni depositate il 17 aprile 2026, “integrano forme di vittimizzazione secondaria”. Ed è uno dei passaggi più significativi della sentenza con cui i giudici hanno confermato la condanna del calciatore Manolo Portanova e degli altri tre imputati per violenza sessuale di gruppo e lesioni, in relazione ai fatti avvenuti nella notte tra il 30 e il 31 maggio 2021 in un appartamento del centro di Siena. Nelle 51 pagine di motivazioni la Corte respinge, una dopo l’altra, tutte le censure della difesa, ritenendo pienamente credibile il racconto della persona offesa e individuando puntuali riscontri oggettivi in ogni fase della vicenda: dal referto del Codice Rosa al video girato durante la fase finale della violenza, fino al quadro delle lesioni accertate poche ore dopo i fatti.






