Si è conclusa il 10 luglio al Politecnico la prima Humanitarian Engineering Summer School, promossa dai Dipartimenti di Scienza Applicata e Tecnologia-DISAT, di Ingegneria dell'Ambiente, del Territorio e delle Infrastrutture-DIATI e di Architettura e Design-DAD con il sostegno dell'Ateneo. L'iniziativa ha coinvolto studenti di laurea magistrale, dottorandi e dottorande in un percorso interdisciplinare dedicato allo sviluppo di competenze tecniche e progettuali per affrontare alcune delle principali sfide umanitarie contemporanee.Attraverso un approccio di Challenge-Based Learning, i partecipanti hanno approfondito temi quali i sistemi Water, Sanitation and Hygiene (WASH) e la salute pubblica nei contesti di emergenza, i sistemi energetici sostenibili basati su fonti rinnovabili, la progettazione partecipata e le tecnologie appropriate, la Disaster Risk Reduction, la resilienza delle infrastrutture e delle comunità, l'economia circolare nei contesti fragili e la logistica umanitaria.Uno degli elementi distintivi della Summer School è stata la forte dimensione internazionale. Alla progettazione e alle attività didattiche hanno infatti contribuito ricercatori, ricercatrici ed esperti provenienti da alcune delle principali istituzioni impegnate nella ricerca e nell'innovazione per lo sviluppo sostenibile e l'azione umanitaria, tra cui il MIT D-Lab del Massachusetts Institute of Technology, l'Humanitarian Engineering Research Group della University of Twente, l'Organizzazione Mondiale della Sanità (WHO) e il World Food Programme (WFP) – UNHRD. Il loro contributo ha consentito ai partecipanti di confrontarsi con metodologie consolidate, casi studio ed esperienze maturate sul campo, offrendo una prospettiva concreta sulle sfide che caratterizzano oggi gli interventi umanitari.In un contesto globale segnato dagli effetti del cambiamento climatico, dall'aumento delle crisi umanitarie, dai conflitti e dall'acuirsi delle disuguaglianze, la formazione di professionisti capaci di operare in scenari complessi rappresenta una priorità strategica per l’Ateneo. L'Humanitarian Engineering promuove infatti un approccio che integra innovazione tecnologica, sostenibilità, co-progettazione con le comunità locali e rafforzamento della resilienza dei territori.“La Summer School ha consolidato una rete internazionale di collaborazioni accademiche e istituzionali che il Politecnico di Torino sta sviluppando nell'ambito della cooperazione internazionale allo sviluppo e della ricerca applicata ai contesti fragili, aprendo nuove opportunità di ricerca, formazione e progettualità condivisa – ha commentato Francesca De Filippi, docente del DAD con Funzioni aggregate al Vicerettore per l’internazionalizzazione in merito ad attività di cooperazione scientifica internazionale e sperimentazione di pratiche di internazionalizzazione – L'iniziativa rappresenta un ulteriore passo nella costruzione di una comunità accademica capace di mettere le competenze dell'ingegneria, dell'architettura e del design al servizio delle persone e dei territori più vulnerabili, contribuendo a formare professionisti che saranno chiamati a progettare soluzioni innovative, appropriate e sostenibili per affrontare le grandi sfide globali”.