Shorts e cosce

di Serena Tibaldi

Non è una questione di mode. E non è nemmeno il frutto di un’inarrestabile perdita del senso della decenza anche se, onestamente, in questo caso aiuterebbe. No. Gli shorts da uomo sono un dovere morale. Un simbolo di solidarietà. Ci rivolgiamo a tutti gli uomini che lottano per i diritti femminili, quelli che sono accanto a noi nella lotta per la sacrosanta parità di genere. Siete dalla nostra parte? Bene. Uscite le cosce. Lasciatevi per una volta oggettivizzare così come accade regolarmente a noi (tra l’altro, ci succede a prescindere da quello che indossiamo: almeno voi lo state scegliendo), affrontate gli sguardi e l’attenzione.

Tra l’altro, avete un sacco di esempi a cui ispirarvi: non per darvi obiettivi irraggiungibili, ma prendete Paul Mescal. Secondo voi è diventato un sex symbol perché è un attore bravissimo? Ma no. O meglio, non solo: a renderlo “icona di stile” sono stati i pantaloncini da corsa piccoli piccoli con cui è solito farsi vedere in giro, che si tratti di una passeggiata al parco o un evento della moda, magari abbinandoli a un paio di mocassini classici perché lui può. Altri esempi: il neo idolo delle masse Connor Storrie è arrivato allo show di Saint Laurent a gambe nude; certo, era tutto in latex, non la scelta migliore sotto un sole cocente, ma è il concetto che conta. E vogliamo parlare di Harry Styles, che sugli shorts ci ha costruito l’estetica del suo nuovo album? Pedro Pascal al Met Gala? Alexander Skarsgård che va ai talk show a mostrare tutto orgoglioso i suoi boxer Burberry? O Jacob Elordi, in pantaloncini di pelle alla sfilata uomo di Valentino alla Statale di Milano? Probabile che nel chiostro dell’Università ci sia una targa a ricordo del glorioso indumento. Poi, per chi ama il vintage, ci sarebbe anche Magnum P.I..