C’è un dettaglio, nel nuovo MoonSwatch Mission to the Moon 1969, che racconta meglio di molti report cosa sia diventato oggi il desiderio. Non basta volerlo. Non basta avere 600 euro. Non basta nemmeno essere disposti a presentarsi davanti a una boutique Swatch all’alba, come accadde nel 2022, quando la prima collaborazione Omega x Swatch trasformò un orologio in Bioceramic in una prova collettiva di resistenza urbana: file per mesi, code davanti ai negozi, appassionati, curiosi, reseller, gente che magari non aveva mai pronunciato la parola Speedmaster ma aveva capito benissimo che lì stava succedendo qualcosa.

Questa volta Swatch ha cambiato gioco. Per provare ad acquistare il nuovo Mission to the Moon 1969 bisogna compilare online un modulo chiamato ESTA, acronimo di Electronic Swatch Timepiece Application. Una specie di controllo d’immigrazione orologiero, con 32 domande, disponibile dal 16 luglio alle 15.32 — orario scelto perché richiama le 13.32 UTC del 16 luglio 1969, quando l’Apollo 11 partì verso la Luna — fino al 21 luglio alle 23.59. Solo 1969 persone riceveranno l’approvazione e quindi il diritto di comprare l’orologio. Domande? Non proprio quelle che ci si aspetterebbe da una gioielleria. “In che anno è stato pubblicato il romanzo di Jules Verne Dalla Terra alla Luna?”, “Qual era il tasso di cambio tra il dollaro statunitense e il franco svizzero il 21 luglio 1969?”, “Indichi un artista con cui Swatch dovrebbe collaborare”. Altrove spunta perfino l’Area 51, perché quando si parla di Luna, oro e scarsità programmata, un po’ di paranoia aliena non guasta mai.