In questa estate soffocante, il caldo non è l’unica conseguenza drammatica della crisi climatica. L’altro tormento è infatti rappresentato dalle punture di insetti come la zanzara tigre (Aedes albopictus), in grado di rovinare le serate all’aperto. Ma il prurito delle bolle è in realtà l’ultimo dei problemi. Perché Aedes albopictus è in grado anche di trasmettere virus di dengue, chikungunya e Zika. Malattie un tempo confinate alle regioni tropicali e subtropicali che, complici i cambiamenti climatici, si stanno facendo strada anche nelle zone temperate come la nostra, con centinaia di casi registrati in Europa solo nell’ultimo anno.
Ridurre la fertilità della zanzara femmina
Poiché le disinfestazioni con agenti chimici presentano diversi limiti, per contrastare questa minaccia crescente si cercano altre strade più efficaci e con meno impatto ambientale. Così, per la prima volta in Europa, è stata sperimentata su larga scala una piattaforma per il controllo della zanzara tigre basata sulla Tecnica del Maschio Incompatibile (IIT), una strategia capace di ridurre naturalmente la fertilità delle femmine senza ricorrere agli insetticidi chimici. La sperimentazione, condotta al Centro Ricerche ENEA Casaccia di Roma nell’ambito di una collaborazione tra ENEA, Google LLC (progetto Debug) e Sapienza Università di Roma, ha portato a un risultato netto: una riduzione dell’88% rispetto al controllo nella capacità della specie di produrre uova fertili destinate a superare l’inverno. “Questo approccio, applicato esclusivamente alla zanzara tigre, offre un’alternativa concreta all’uso massiccio di insetticidi chimici”, spiega Riccardo Moretti, ricercatore del Laboratorio Agricoltura 4.0 dell’ENEA. “Il risultato osservato è particolarmente rilevante perché ridurre in modo stabile la presenza di zanzare in grado di veicolare virus pericolosi significa rafforzare la prevenzione sanitaria, in particolare nei contesti urbani e periurbani più esposti”.









