BOLOGNA – "Ci siamo sbagliati. A Bologna, anche se non sei biondo e magro, una casa la trovi”. La sua era stata una provocazione, quell’appello diventato virale per un alloggio per i suoi tre dipendenti che lavorano nei campi di Piazza Martino Bio. Possibilmente nei dintorni dell’azienda agricola, che si trova a Crespellano, Valsamoggia. E Alessandro Tortelli, a distanza di alcune settimane, racconta come è andata a finire. Bene, anche se c’è stato un po’ di travaglio. La casa, racconta, l’ha trovata in tre giorni. Ma “ci sono voluti tre mesi per compilare i documenti”. Perché è passato tanto tempo? “Perché c’era paura”, la risposta che sembra lapidaria. Ma che è l’inizio di un ragionamento, di uno sguardo sulla Bologna di oggi e di quella che potrebbe ancora essere.

Tortelli spiega. “Questa casa aveva già avuto un inquilino che non aveva pagato. E per i proprietari è stato un danno”. Comprensibile dunque un po’ di prudenza. “Anche i miei dipendenti avevano paura di non avere più una casa: come facciamo a lavorare se dormiamo fuori?”. E poi, “anche io avevo paura: io sono il garante, un impegno non da poco”.

Dunque “questo percorso mi ha fatto pensare a una cosa: abbiamo tutti paura. Ma nel discorso pubblico la risposta alla paura è sempre la sicurezza. E’ il migrante che delinque, che dobbiamo rimandare a casa. E se il tema fosse invece la fiducia?”, è il rilancio, quasi spiazzante, di Tortelli. “E se rispondessimo a questa paura che sentiamo tutti con la costruzione dei legami? E’ quello che abbiamo fatto per trovare questa casa. Intendiamoci: non abbiamo fatto una grande cosa, solo una casa per i miei dipendenti. Ma questa storia ci insegna che Bologna è ancora in qualche modo rossa, c'è grande solidarietà, insieme i problemi si possono risolvere”.