Andrea "non era un mostro. Era il perno della nostra famiglia: lui c'era in ogni situazione, era il cocco di nostra mamma, lei lo difendeva sempre. Con lui avevo un rapporto profondo: eravamo sole e luna. Era capace di sorridere nei momenti bui: mi manca tantissimo. Ho una malattia genetica e tutte le volte che finivo il trattamento mi chiamava. Mi trattava come una principessa", racconta Caterina Spinelli."Nessuno di noi ha mai avuto a che fare con la criminalità. Siamo una famiglia perbene di onesti lavoratori", aggiunge Caterina. Andrea "da piccolo scappava spesso in chiesa a fare il chierichetto. Poi aveva fatto il caddy sui campi da golf e aveva iniziato persino a giocare. Proposero a mia madre di iscriverlo nei tornei perché era piuttosto bravo. Purtroppo non seguì quel talento. Era troppo giovane". Poi, chiede il giornalista de La Stampa, "perché si è ritrovato a fare il rapinatore?" "Colpa di cattive amicizie, di situazioni sbagliate, ma non era mai arrivato fino a quel punto. Era la prima volta che faceva una rapina. Sì, aveva avuto altri guai in passato e lo avevamo sempre perdonato, malgrado i suoi errori. Mia madre ne ha sofferto molto. Quella rapina nessuno di noi se la spiega. E questa cosa fa tanta rabbia. Una cosa imperdonabile".