Le voci degli abitanti: "Le istituzioni ci hanno abbandonato. Stiamo scomparendo"Ricevi le notizie de La Nazione su GoogleSeguiciUna comunità depauperata delle proprie risorse. E dei servizi per i cittadini. A quasi cinque anni dalla chiusura del viadotto sulla Cassia, Bellavista lancia ancora un grido di allarme. Chiedendo "tempi certi" in merito al via ai lavori per la costruzione del nuovo ponte che possa mettere fine al lungo isolamento. Abbiamo raccolto delle voci in zona.
Afferma Mauro Mori, alla guida di un’officina: "Ho visto chiudere un ristorante e altre attività. Ci hanno spento la frazione, pezzo dopo pezzo. Per fortuna reggono i presidi vitali del paese, la farmacia, il supermercato e il bar-forno da Vasco. Non c’è un ufficio postale, non c’è una tabaccheria, un bancomat per prelevare o pagare un bollettino e in più sono diminuite le corse degli autobus per gli spostamenti. Rischiamo di diventare un’isola deserta. Qui non viene più nessuno, perché le infrastrutture sono bloccate e i regolamenti comunali non agevolano chi porta avanti il proprio lavoro sul territorio". Daniela Gigliotti è la titolare del già menzionato forno di Vasco, un marchio presente a Poggibonsi dagli anni Sessanta e a Bellavista dall’ottobre 2010. "Ripenso a quando, prima dell’interruzione della strada del 25 settembre 2021, da qui transitavano dalle 1.000 alle 1.500 auto al giorno. Poi lo stop, improvviso: motivi di sicurezza, si capisce. Ma in assenza di collegamenti il quadro è mutato in modo sensibile e gli affari ne hanno risentito in termini considerevoli. Lavoro anche su Siena e ciò mi permette di resistere. Rimane la vicenda della risposta di Rete ferroviaria italiana. Nell’ultimo incontro pubblico con Comune e Provincia, ci è stato chiesto di pazientare. Pochi giorni. E’ trascorso un altro mese. Mi sento demoralizzata e delusa. Soprattutto per una ragione: non ho visto un rappresentante delle istituzioni per un minimo segno di conforto. Sappiamo quanto possa essere importante, nelle difficoltà, anche un semplice incoraggiamento". La farmacia è un altro luogo simbolo di una Bellavista decisa a risorgere: "Non intendo puntare l’indice contro alcuno - afferma dal bancone il dottor Daniele Fabbrini - e, anzi, da un lato potrei pure comprendere gli enti locali. Sono tanti i casi nei quali i tempi burocratici a livello più elevato non coincidono con le aspettative. Naturalmente i problemi li abbiamo, eccome. Anche sul piano personale, per il tragitto che devo compiere da Siena. E le ripercussioni sul lavoro non mancano, si sicuro, perdendo tra l’altro la clientela di passaggio. Ci eravamo dati come struttura quattro-cinque anni per ‘resistere’. Speriamo di non doverne attendere altri quattro-cinque".








