Un momento dell’iniziativa contro la violenza sulle donne di mercoledì nella chiesa di Sant’Agostino (foto di Roberto Testi)Ricevi le notizie de La Nazione su GoogleSeguiciUn colpo di tamburo, che ricorda lo scoppio rauco di una pistola. Poi il coro e una voce femminile, che si uniscono per cantare di un argomento delicato, ma di cui si deve parlare: la violenza contro le donne. È stato presentato in anteprima mondiale, mercoledì sera, Requiem per Giulia, una composizione del maestro Andrea Mannucci, su commissione dell’Accademia Chigiana. Un’opera che unisce l’emozione del requiem classico (come i movimenti Lacrimosa o Tuba Mirum) a testi recitati, espliciti e brutali per affrontare di petto il problema della mascolinità tossica. La composizione è concepita infatti in due parti speculari: la prima, dalle sonorità contemporanee, racconta l’amarezza di un sentimento inquinato dalla gelosia e dal possesso (“Non è amore, è controllo“). La seconda riprende le fila della partitura sacra, intermezzata da monologhi inediti sulle insidie della modernità. "Se Giuseppe Verdi, nel suo Requiem, ha raccontato l’interiorità dell’uomo ottocentesco, io ho voluto ispezionare l’animo dell’uomo del ventunesimo secolo" ha dichiarato Mannucci, dando il via a uno degli eventi più attesi dell’Estate Chigiana.
Requiem per Giulia. Note contro la violenza: "Canto per le sorelle"
Mercoledì sera la prima: "Opera di responsabilità"
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