Sette mesi di viaggi verso il Gemelli, tre diagnosi una dietro l’altra, un intervento alle porte. Eppure il suo video, girato la sera prima del ricovero, è un inno alla vita. “Faccio questo video per chi non ha nessuno”.Sono le 18.38 di un giorno qualunque quando accende la telecamera del telefono. È a Roma, in una casetta presa in affitto a due chilometri dal Policlinico Gemelli. In ospedale è entrata per un intervento che avrebbe voluto non fare mai. Ma Maryline Caputo, vibonese, cinquant’anni compiuti da poco, non parla di paura. Parla di chi, quella sera, si sente solo.

“Un vulcano, un uragano”

“Non sono venuta mai così tante volte a Roma. Quasi mai per divertimento, lo faccio per salute”, racconta con l’ironia amara di chi ormai conosce a memoria treni, metropolitane e strutture ricettive della Capitale. “Sono diventata romana come tantissimi romani”. Sette mesi di viaggi, avanti e indietro dalla Calabria. Sette mesi che hanno stravolto la vita di Maryline, che si definisce “un vulcano, un uragano” e che in ospedale non era mai stata. La trafila comincia con una diagnosi di tumore al rene. L’intervento arriva il 23 dicembre: esce dall’ospedale il giorno di Natale. Poi la fibromialgia, che le “porta via un po’ di energia” ogni giorno. Poi cellule precancerogene all’utero, la conizzazione, e dall’esame istologico l’ennesima mazzata: l’infiltrazione di un millimetro di un tumore raro. Un millimetro. Abbastanza per non poter rischiare, abbastanza per decidere, in via cautelativa, un nuovo intervento. “Mi sono giocata il Natale, mi sono giocata anche il mare”, dice. E poi, subito dopo: “Ma spero di riprendere la mia vita in mano. Di ripartire dai miei 50 anni”.