Keir Starmer ha deciso di trascorrere a Kyiv il suo ultimo giorno da leader del Labour britannico: è arrivato ieri mattina, deve aver visto la partita Inghilterra-Argentina sul treno che porta alla capitale ucraina, è lì che gli si è spezzato il cuore per il Mondiale mancato che gli ha levato anche la possibilità, il desiderio, di andare per l’ultima volta da premier in America, ad assistere alla finale e tornare di notte, di fretta per presentarsi da Re Carlo, dimettersi e lasciare casa e potere al suo successore Andy Burnham. Kyiv ieri era in subbuglio, l’alleato e amico Volodymyr Zelensky era in mezzo a un rimpasto doloroso, ma il tempo degli abbracci, dei ringraziamenti e dell’onorificenza – l’Order of Freedom – l’ha trovato, perché il Regno Unito è un alleato speciale, un alleato affidabile. Che Starmer, un leader europeo che esce mortificato da una brutta battaglia politica interna, voglia portare come ultimo atto di governo la solidarietà agli ucraini, che di fianco a Zelensky dica grazie, avete cambiato tutto, come ci si difende, come si resiste, come si vive per e nella libertà, è una cosa unica e felicemente britannica.In queste ore di mestizia, con il cuore spezzato per il calcio e non solo, c’è stata un’altra rarità felicemente britannica, ai Comuni mercoledì, all’ultimo Question Time di Starmer. La leader dell’opposizione, Kemi Badenoch, che è sempre più apprezzata anche dagli stessi conservatori che l’avevano messa lì come tappabuchi dopo infiniti cambiamenti alla guida del partito, è stata ironica e aggraziata nel salutare il premier e la sua famiglia.Badenoch ha mostrato un’umanità rispettosa che non si vede più da nessuna parte, di certo non nei Parlamenti, e Starmer ha fatto altrettanto, ricordando i messaggi privati che la leader dell’opposizione gli aveva mandato quando la sua casa era stata attaccata (dai russi) e quando suo fratello era morto di cancro, e ringraziandola per aver ricordato che le famiglie dei politici spesso pagano conti che non sono loro soltanto perché sono mogli, mariti, genitori e figli. Non si sono mai risparmiati, Badenoch e Starmer, la liturgia del Question Time prevede affondi e schiamazzi, schiamazzi e affondi, ma in quei pochi minuti hanno allineato ogni cosa: si può essere rivali, non condividere nemmeno un’idea, un progetto, una visione eppure trovare la grazia istituzionale al momento opportuno, la gentilezza personale anche, e anzi giocare per una volta, l’ultima, nello stesso campo riservando al dimissionario Nigel Farage, il rivale comune, gli affondi e gli schiamazzi. Badenoch ha chiesto un dibattito televisivo in vista delle elezioni suppletive a Clacton-on-Sea tra il leader nazionalista Farage e il suo unico sfidante, Count Binface, il candidato con la tuta spaziale e un bidone della spazzatura sulla faccia che in un sondaggio pubblicato ieri raccoglie il 52 per cento dei consensi contro i 45 di Farage. Vogliamo vederli discutere in tv, ha detto la leader conservatrice; mi raccomando, mettete il vostro voto nel bidone, ha detto il premier laburista uscente facendo il suo endorsement, e Binface commentava su X il loro scambio: sono più citato di Farage e non sono nemmeno ancora arrivato ai Comuni. Il candidato spaziale che scardina la retorica anti establishment di Farage – perché è ancora più anti sistema di lui e gli ruba anche l’ironia, il sorriso beffardo, i video, i meme, la sfrontatezza – è un’altra cosa unica e felicemente britannica, la cura per le tante delusioni, la risata che non ti aspettavi dopo tutti quei calciatori e tifosi in lacrime, la forza che disinnesca il senso di inevitabilità che ha accompagnato l’ascesa di Farage fin qui. Lunedì inizia una nuova stagione per il Regno Unito, un nuovo premier, un nuovo governo, ma il paese dal cuore incerottato ha dato le sue ultime, rare e felici lezioni, scandite dai Beatles, dagli Oasis, dal guardarsi indietro senza rabbia, e anche davanti.