L’edizione 2026 si sviluppa attorno a un’idea precisa: la commistione dei linguaggi. Teatro, danza e musica non vengono presentati come ambiti separati, ma come strumenti che dialogano costantemente tra loro, dando vita a spettacoli e progetti in cui la contaminazione diventa il principale elemento creativo. Una linea curatoriale che attraversa l’intero cartellone e che trova nella programmazione musicale uno dei suoi aspetti più significativi.

La sezione dedicata alla musica rappresenta infatti un’evoluzione rispetto alle edizioni precedenti. Da un lato il festival apre le porte ad artiste provenienti dalla scena musicale indipendente, già riconosciute da un proprio pubblico ma alla prima esperienza all’interno di un contesto teatrale. Dall’altro valorizza musicisti che operano abitualmente nel mondo della danza e della scena performativa, offrendo loro uno spazio autonomo come autori e interpreti.

In questa direzione si inseriscono le presenze di Altea e Dadà, protagoniste il 27 agosto. Le due cantautrici rappresentano percorsi differenti di una scena campana sempre più vitale e diversificata. La loro partecipazione segna il tentativo di mettere in dialogo il linguaggio della canzone contemporanea con quello della performance, riconoscendo una naturale vocazione scenica alle loro proposte artistiche.