Gli hotel per i ricchi e quelli per la fascia media sono sempre esistiti: le stelle esistono per questo, per differenziare le categorie di accoglienza. Ma mai come in questo periodo queste due categorie si sono differenziate, e hanno comportamenti e rese completamente diversi. Nel lessico dell’economia esiste un’immagine semplice e precisa per descrivere ciò che sta accadendo all’hôtellerie globale: la K. Una linea sale, l’altra scende, senza incontrarsi. È la fotografia di un settore che non converge più. Secondo PwC, JLL e CoStar Group, il segmento lusso continua a crescere con indicatori solidi. Il RevPAR (Revenue Per Available Room, ricavo per camera disponibile) aumenta, le tariffe reggono, la domanda resta alta. La clientela che può permetterselo considera il viaggio una voce stabile, non comprimibile. Sul lato opposto, gli hotel economici e di fascia media registrano cali di occupazione e margini sempre più sottili.
Non si tratta di una flessione temporanea ma di una dinamica strutturale legata alla concentrazione della ricchezza. I dati di Moody’s Analytics indicano che la fascia più alta dei redditi genera una quota crescente dei consumi. Questo pubblico spende in esperienze premium, dai voli alle camere cinque stelle, mentre il resto del mercato riduce, seleziona, confronta.









