Goro (Ferrara), 17 luglio 2026 – Erano quintali, un fiume di vongole nei pentoloni, nei piatti. Sagra della vongola verace di Goro, c’è un prima e un dopo. Prima del 2023, l’arrivo del granchio blu, l’abbondanza regnava sovrana. Dopo, magari nel soute, oltre alle vongole lo chef mette qualche cozza. Che tanto anche quelle sono buone e vengono dal mare lì davanti. Ma, nonostante il cataclisma provocato dall’alieno, la sagra della vongola – carta d’identità di Goro – resiste, ogni anno il profumo anche se un po’ meno intenso torna. La sagra della vongola
A spiegare cosa è successo è Enrico Scarpa, una volta pescatore – anche lui ha pagato lo scotto all’invasione del crostaceo –, adesso lavora comunque ancofra nel settore (“Sì, in un’impresa che produce il seme delle vongole”) ed è presidente della Pro loco di Goro, la nuova pro loco. “Vi spiego con una parola cosa è successo, si chiama resilienza”, dice. Oltre alla resilienza, ingrendiente principale, ci sono anche altre specialità, tipiche del paese. Un esercito di volontari che si è rimboccato le maniche. “In un mese abbiamo organizzato una sagra, non è da tutti”. E, l’altro ingrediente, il buon cuore dei pescatori. “Prima, mi riferisco sempre alla maledizione del grancio blu, quando le vongole erano una miniera d’oro, che sembrava non potesse mai estinguersi, le cooperative ittiche davano ai volontari della sagra un bel po’ di sacchi, andavi e loro rifornivano senza problemi, te li mettavano da parte. Adesso questa abbondanza non c’è più, ma comunque qualcosa mettono da parte lo stesso per fare festa insieme. Adesso un pescatore cheti regala un chilo di vongole rinuncia a lavoro e sacrifici”.






