WASHINGTON. Dice di lui Lamine Yamal: «Pau è uno dei migliori a portare la palla fuori dalla difesa». Pau è il nome di battesimo di Cubarsí, il centrale difensivo che fa coppia con il veterano Laporte nella linea di De La Fuente a protezione del portiere Unai Simon, perni di una difesa granitica, appena un gol, e pronti alla prova Messi. I numeri del Mondiale americano confermano il giudizio di Yamal: per Cubarsí 90 passaggi riusciti nella metà campo avversaria; terzo posto per passaggi chiave e filtrati, quarto per capacità di avanzamento palla al piede. In una di queste sortite poi, Cubarsí ha messo lo zampino nella qualificazione spagnola contro il Belgio: suo il tiro che Lammens non trattenne consentendo il tap-in vincente di Merino. Pau ha qualche mese in più di Yamal, essendo nato il 22 gennaio del 2007, mentre la stella blaugrana ha spento le 19 candeline quattro giorni fa, ma le loro carriere si sono mosse sinora su binari paralleli. Dentro e fuori dal campo. E continuano adesso fra il Barcellona e una chat su WhatsApp che Pau ha raccontato di aver «con tutti coloro con cui ho vissuto a La Masia». Entrambi sono cresciuti quindi “alla fabbrica di talenti”, tutta scuola, calcio ed educazione al successo, del Barcellona e ora sono ragazzini terribili della Roja che sogna il secondo titolo mondiale dopo il 2010. Allora c’era Puyol a guidare la difesa, “il mio idolo”, dice Pau; domani ci sarà lo stesso Cubarsí, diventerebbe uno dei più giovani vincitori della Coppa del Mondo al fianco di Pelé e Mbappé (2018). L’accademia l’hanno frequentata insieme e sia per Pau e Lamine il Barcellona fece un’eccezione alle rigide norme di accesso. Furono accolti nonostante la residenza in Catalogna. Cubarsí è nato a Estanyol, un centinaio di chilometri da Barcellona, un paesino di 200 anime senza scuola e privo di campo da calcio. La sua prima squadretta fu il Vilablareix, a undici anni però ecco gli occhi del Barca. Per agevolare ogni spostamento, lo presero in cura a La Masia agevolandolo nella crescita calcistica e formazione scolastica. Se Yamal è i lustrini, l’aspirante volto global della new generation ormai affacciata alla nobiltà del pallone, Cubarsí è il lato più oscuro, quel lato B dei vecchi 45 giri che per essere capito va ascoltato. Fu lui ad accogliere e guidare il coetaneo fra corridoi, aule e campi de La Masia. «Io sono più esigente, introverso, e pretendo molto da me stesso – ha raccontato –. Yamal è più calmo, sempre rilassato, è naturale nel giocare a calcio, sembra che per lui esibirsi davanti a 80 mila persone o correre nel campetto di strada sia identico».Oscar Garcia, tecnico spagnolo oggi nel mondo Ajax, già giocatore negli anni ’90 a Barcellona, gli ha predetto una “carriera da leggenda” e gli allenatori di Pau - da Hansi Flick al ct De La Fuente – hanno una fiducia cieca nelle sue doti. Ha debuttato a 16 anni nel Barcellona dove ora è arrivato a 118 presenze, toccherà già quota 15 presenze domenica alla Finale di East Rutherford. Sotto lo sguardo, beh non proprio esperto in questo campo, di Donald Trump. Veloce e forte nell’uno-contro-uno, non il più alto fra i difensori, Cubarsí ha affrontato e fermato tutte le stelle di prima grandezza in questo Mondiale. Da Ronaldo, al compagno di squadra, Ronald Araujo, sino a Mbappé che contro la Spagna ha vissuto la sua peggior notte. Per la prima volta l’attaccante francese del Real Madrid non ha segnato contro Cubarsí: nei cinque precedenti ha fatto 6 gol, anche se il Barca non ha mai perso contro i Blancos. Ora nel mirino ci sono Messi e Julian Alvarez. Del 25enne attaccante della Celeste, già qualche settimana fa Cubarsí aveva parlato così: «L’ho affrontato diverse volte e lui è uno che fa la differenza». Su Messi è l’emozione a prevalere: «È sempre stato l’idolo di tutta la mia famiglia, il più grande». Servirà tutta la rapidità e la concentrazione per imitare il mito Puyol e alzare la Coppa.