Pochi giorni fa, in Massachusetts, il Marocco è stato eliminato ai quarti di finale dei Mondiali di calcio dalla Francia. Adesso il Paese si prepara al Mondiale del 2030, da giocare in casa con una nazionale che resta tra i simboli più forti del Paese. In Marocco ci sono campi da calcio ovunque, nel deserto, sulle montagne, tra gli aranceti, e anche dove non ci sono si gioca comunque: attraversando in macchina i villaggi polverosi dell’Atlante si incontrano gruppi di ragazzini che corrono dietro a un pallone concentratissimi. Intanto a Benslimane, vicino Casablanca, prende forma il Grande Stadio Hassan II, opera da quasi mezzo miliardo di euro che con oltre 115mila posti punta a diventare lo stadio più grande del mondo.
Ma, tra proteste e fuga di cervelli, mentre il sogno mondiale procede spedito, è la sanità a restare indietro. Proprio nella stessa regione, il numero di medici per 10mila abitanti è decisamente sotto la media nazionale. Gli investimenti sulla salute ci sono, ma, rispetto ai grandi progetti infrastrutturali e sportivi, l’espansione del sistema è lenta e difficile.
Nella Facoltà di Medicina di Fes gli studenti del primo anno sono 650, quasi il doppio di cinque anni fa, ma i posti per i tirocini sono rimasti invariati. «Non si impara bene quando si è in così tanti» dice Ghita, studentessa al quinto anno. «C’è un divario enorme tra politiche e realtà e lo viviamo ogni giorno».







