In questo scenario politico in cui sembra che una parte non piccola né insignificante della classe politica abbia perso la conoscenza di come funzionano le regole costituzionali (vedi le interpretazioni fantasiose su caduta del governo ed elezioni anticipate alla bersagliera) colpisce si sia arrivati a mettere in discussione una chiarissima prerogativa che spetta esclusivamente al Presidente della Repubblica come è il potere di grazia.

Certo la pesantissima condanna al gioielliere che in una concitata gestione di una rapina violenta che ha minacciato pesantemente i suoi familiari ha sparato a due banditi ormai in fuga e li ha uccisi qualche perplessità la può ingenerare. Tuttavia dei politici responsabili avrebbero dovuto capire che affrontare il problema quasi esigendo un provvedimento di grazia da parte di Mattarella era una pessima mossa: pregiudizievole per il condannato che si voleva aiutare e tale, se il provvedimento fosse stato subito assunto, da aprire un conflitto costituzionale. Infatti si sarebbe trattato di chiedere al Presidente della Repubblica di censurare un verdetto della magistratura emanato dopo tutto il percorso dei gradi di giudizio possibili. Per di più con un condannato che rivendicava, spalleggiato dai politici, la legittimità della sua azione. A complicare le cose ci si è messa una iniziativa del ministro della Giustizia che ha affermato di avere iniziato le procedure per il conferimento della grazia. Essendo Nordio un ex magistrato, ci si chiede come abbia potuto non rendersi conto dell’avere travalicato i limiti del suo ufficio e di avere creato il precedente di uno squilibrio grave nella gestione delle procedure giudiziarie. La fermissima reazione di Mattarella non è pertanto da vedere solo come un doveroso e severo richiamo a ciò che è previsto dalla Costituzione, la titolarità esclusiva del potere di grazia in capo al Presidente della Repubblica, ma anche come una difesa degli equilibri fra i poteri. La magistratura può anche sbagliare, e sappiamo bene che accade, ma ai suoi eventuali errori non si può rispondere delegittimandola e inventandosi un potere anomalo di riforma delle sue decisioni. Il momento è delicatissimo per tante ragioni che tutti dovremmo avere ben presenti, non si può dunque accettare che per seguire pregiudizi politici o moti istintivi di una parte della pubblica opinione, ci si spinga a modificare a piacere l’impianto costituzionale dell’equilibrio dei poteri e dei confini fra di essi. Per affrontare eventuali rigidità e normative non adeguate il nostro sistema costituzionale ha già predisposto vie di intervento rigorosamente regolate. Fra queste non ci sono né gli appelli populisti da parte dei politici né le supplenze improprie da chiedere ai ministri. Mattarella una volta di più si dimostra il severo, ma ultra responsabile guardiano dei nostri equilibri costituzionali che non possono essere stravolti senza ricadute sulla vita politica e sociale