<p>Proteggere dal mare grosso uno dei principali punti di ingresso del <strong>gas naturale liquefatto</strong> in Italia, così da non interrompere il flusso delle <strong>navi metaniere</strong> cariche di <strong>gnl</strong>. È l’obiettivo della nuova diga foranea di Ravenna, infrastruttura da oltre <strong>200 milioni di euro</strong> che creerà un anello di sicurezza attorno al rigassificatore offshore di Snam (che intanto <a href="https://www.milanofinanza.it/news/snam-al-via-il-riassetto-societario-per-rafforzare-il-business-del-gnl-202606301807107155">sta riorganizzando il lbusiness con un riassetto</a>).

Come il quasi gemello di <strong>Piombino</strong>, ha una capacità di circa 5 miliardi di metri cubi l’anno, ma c’è una differenza sostanziale: quello di Ravenna si trova in mare aperto, in un tratto di <strong>Adriatico</strong> che non facilita le operazioni. </p> <h2><strong>L'impatto della diga sul mercato del gnl</strong></h2> <p>A realizzare la diga su progetto di Snam e dell’Autorità Portuale è <strong>Acciona</strong>, gruppo spagnolo quotato alla <strong>borsa di Madrid</strong>.

«Con questa barriera di protezione si potrà operare sette giorni su sette senza interruzioni», spiega a <em>MF-Milano Finanza</em> <strong>Luigi Patìmo</strong>, country manager di Acciona in Italia, dove è anche presidente della Camera di Commercio di Spagna.