Non tutto, però, si può affidare a meccanismi graduali di mitigazione del rischio. Benifei porta l’esempio del divieto esplicito, introdotto di recente nell’AI Act, contro gli strumenti che generano immagini di nudo non consensuali - la cosiddetta “nudificazione” - capaci di colpire anche minori. A rigore, ammette, “applicando correttamente la norma in modo rigido, la Commissione europea avrebbe già avuto gli strumenti per impedirlo, senza dover esplicitare ulteriormente il divieto”. Ma le procedure di mitigazione del rischio si sono rivelate troppo lente di fronte all’esplosione del fenomeno, imponendo di ricorrere allo strumento più radicale previsto dalla legge: il divieto secco, previsto dall’articolo 5, che si affianca ad altri usi già vietati in Europa come la sorveglianza biometrica indiscriminata con riconoscimento delle emozioni sul lavoro o a scuola, le manipolazioni subliminali e il “social scoring”. Il nuovo divieto sarà pienamente operativo dal 2 dicembre 2026.Un altro passaggio chiave del calendario europeo è il 2 agosto, data a partire dalla quale la Commissione europea otterrà poteri di indagine molto ampi sui modelli di IA più potenti, con la possibilità di chiedere spiegazioni sul funzionamento degli algoritmi e di condurre valutazioni sui rischi - dalla creazione di materiale terroristico o pedopornografico fino all’istigazione all’autolesionismo tra i minori -. Da quel momento, avverte Benifei, il dialogo strutturato con le grandi piattaforme non potrà più restare privo di conseguenze concrete: “La Commissione europea non deve essere timida, perché la pressione quotidiana di Trump c’è, ed entra nella politica. Se no parliamo di un mondo fuori dalla realtà”. Una pressione che, ammette l’eurodeputato, divide la stessa maggioranza europea: “C’è una parte che è sicuramente più disponibile a tenere un approccio duro anche di fronte alle pressioni americane, e una parte che ha più timore di far arrabbiare gli americani”.Sul fronte della moderazione dei contenuti, Benifei rivendica un approccio calibrato: l’IA generativa in quanto tale non è vietata né classificata come “ad alto rischio”; per i modelli più potenti sono previste misure obbligatorie di mitigazione del rischio, non divieti generalizzati. Un impianto che, spiega, serve proprio a evitare il rischio opposto: comprimere satira, dibattito politico anche aspro, contenuti provocatori ma legittimi, in nome di una tutela troppo rigida.Interrogato sui rischi economici legati alla corsa agli investimenti nell’IA, Benifei non nasconde la preoccupazione: “Secondo me non ci opponiamo abbastanza” a questo tema, dice. Il rischio maggiore, spiega, riguarda la bolla legata alla capacità computazionale: lo sviluppo di data center sempre più grandi, affamati di energia - al punto che si discute di abbinare a ciascun centro dati una propria centrale nucleare, anche attraverso le nuove tecnologie degli small modular reactor, di cui racconta di aver “visitato un sito sperimentale in Texas” - potrebbe arrestarsi bruscamente se emergesse un limite strutturale alla crescita dei modelli. “Potrebbe benissimo essere la stessa intelligenza artificiale a metterci di fronte all’inutilità, per lo sviluppo di se stessa, di strutture così costose ed energeticamente così consumanti”, riflette. Un eventuale crollo, avverte, sarebbe “molto violento”, anche se l’eurodeputato non si sbilancia sui tempi: “Non sono in grado di darti una risposta definitiva, altrimenti sarei già miliardario”.