L'istruttoria era già partita, su impulso di Nordio. Così il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, è intervenuto, ricevendo al Quirinale proprio il ministro della Giustizia. L'obiettivo era puntualizzare i limiti delle attribuzioni del ministro in tema di concessione della grazia. «Una facoltà che la Costituzione - spiega in una nota il Quirinale - riserva esclusivamente al presidente della Repubblica come confermato dalla Corte Costituzionale con la sentenza 200 del 2006».

Le motivazioni Non si tratta di una questione di merito sulla grazia al gioielliere piemontese, condannato a 14 anni e 9 mesi di carcere, fanno notare fonti del Quirinale, anche perché ancora non è stata resa nota la motivazione della sentenza della Cassazione sul caso Roggero e quindi il discorso sulla concessione o meno della grazia è assolutamente prematuro. Ma una questione strettamente di metodo, che tocca i poteri del presidente della Repubblica, così come disegnati dalla Costituzione. Come infatti recita la sentenza n. 200 del 2006, richiamata nel comunicato del Quirinale, è riconosciuta «espressamente la possibilità che la grazia sia concessa anche in assenza di domanda», ma «in ogni caso l'iniziativa potrà essere assunta direttamente al PdR, al quale da tempo si è riconosciuto tale potere». Secondo quanto apprende l'Ansa il presidente Mattarella avrebbe ripetuto, durante il colloquio, al ministro Nordio le parole di Luigi Einaudi: «È dovere del Presidente della Repubblica di evitare si pongano precedenti, grazie ai quali accada o sembri accadere che egli non trasmetta al suo successore immuni da qualsiasi incrinatura le facoltà che la Costituzione gli attribuisce». Il ministro della Giustizia Carlo Nordio aveva avviato l'istruttoria finalizzata alla concessione della Grazia in favore di Roggero. Dopo l'impulso politico, partito da Lega e FdI, il ministro della Giustizia aveva avviato di propria iniziativa - sulla base del quarto comma dell'articolo 681 del codice di procedura penale - l'istruttoria finalizzata alla concessione della Grazia in favore di Mario Roggero, coordinandosi con la Procura Generale della Corte d'Appello di Torino.