(Il Sole 24 Ore Radiocor) - «Accogliamo con doveroso rispetto la decisione del Tribunale di Genova, ma non possiamo condividerne le conclusioni», evidenziano Alleva e Piccinni, i due legali di Castellucci.
«Attendiamo di leggere le motivazioni della sentenza, tuttavia la lettura del dispositivo sembra confermare una preoccupante impostazione che finisce per separare la responsabilità penale dalla concreta individuazione delle condotte personali e dalla reale gestione del rischio», spiega il team legale, sottolineando che «nel corso del dibattimento è emerso che il crollo del Ponte Morandi è stato determinato da un difetto costruttivo occulto, rimasto sconosciuto per oltre cinquant’anni e mai individuato da alcuno tra progettisti, costruttori, gestori pubblici, gestori privati, consulenti, università e organismi tecnici, che, a vario titolo e in tempi diversi, si sono tutti occupati della sicurezza del ponte». Per cui, «nessuno aveva mai segnalato l’esistenza di un rischio per la sicurezza dell’infrastruttura». «La sofferenza provocata dalla tragedia di Genova è immensa e merita rispetto. Ma proprio la gravità dell’evento impone che la giustizia continui a fondarsi sull’accertamento delle responsabilità individuali e non sulla ricerca di un capro espiatorio», sostengono i due difensori del manager. «In uno Stato di diritto, il dolore non può trasformarsi in una presunzione di colpevolezza».













