La vicenda aveva avuto inizio nel 2012: ora una sentenza della Corte d'appello ha confermato il risarcimento nei confronti di Gianfranco Paroli e della moglie per i danni subiti in anni di schiamazzi notturni

Una sentenza storica della Corte d’Appello di Brescia ha messo fino a una causa durata 12 anni, stabilendo che il Comune di Brescia è tenuto a risarcire con una somma pari a 60mila euro una coppia di cittadini residenti nel centro storico per «immissioni di rumore» in casa. Un processo che aveva fatto da apripista a molti altri ricorsi a livello nazionale, ma che aveva anche fatto discutere per il legame familiare tra il promotore della causa, Gianfranco Paroli, insieme alla moglie Piera Nava, e il destinatario ultimo dell’accusa: il fratello minore e allora sindaco di Brescia, Adriano Paroli, oggi senatore di Forza Italia.

La vicenda giudiziaria: la sentenza del 2017 e il ricorso in Appello del Comune

La vicenda era iniziata nel lontano 2012, quando Gianfranco Paroli e la moglie avevano deciso di fare causa al Comune di Brescia. La loro abitazione, situata nel centro storico bresciano, all’interno del quartiere Carmine, popolato da bar e locali, era particolarmente colpita da schiamazzi notturni. Al centro della denuncia dei due coniugi, come si legge nelle carte processuali del 2014, gli «esercizi commerciali» che «nelle sere di fine settimana del periodo estivo, si trattenevano in strada recando disturbo alla quiete pubblica anche ben oltre l’orario di chiusura».