A 40 anni, Abul K. è arrivato a Milano 20 anni fa dal Bangladesh, è cuoco in un ristorante napoletano in Porta Genova. Ha due bimbe, 6 anni e 8 mesi, e due anni fa ha iniziato a giragli forte la testa. Su consiglio di un amico, connazionale, è andato dal dottor Vincenzo Cimino: gli ha diagnosticato il diabete di tipo 2 e ora riesce a tenerlo sotto controllo, non fa più assenze al lavoro.Anche Alosius detto Fernando e sua moglie – si sono sposati 30 anni fa a Negombo, Sud Ovest dello Sri Lanka – hanno la stessa patologia e lo stesso dottore. Grazie a lui hanno imparato a essere autonomi con la terapia, Fernando non si può assentare dal suo lavoro di responsabile in un'impresa di pulizie.La Lombardia dei lavoratori invisibili, prima Regione in Italia per assunzioni di personale straniero in imprese private, la puoi incontrare nella sala d'aspetto di Diabetologia del Fatebenefratelli. Persone e pazienti, componenti fondamentali del tessuto produttivo lombardo. Sono impiegati in tante piccole e medie imprese artigianali, a partire da costruzioni, ristorazione e servizi alle imprese, oltre che in imprese metallurgiche. Sono nati in Paesi asiatici, sostengono le industrie tessili e quelle alimentari, quelle del legno e quelle della gomma del territorio lombardo, che produce il 23 per cento dell'economia nazionale.Sono predisposti a un diabete aggressivo e a malattie metaboliche in età precoce, dai 30 anni, con complicanze, e come spiega Paolo Fiorina, direttore della Diabetologia del Sacco-Fatebenefratelli e professore di Endocrinologia all'Università Statale di Milano, l'osservazione clinica sta facendo emergere che è questione genetica: «Il nostro obiettivo è curarli al meglio, il prima possibile, con i farmaci più avanzati, per scongiurare infarti, cecità, necessità di dialisi».Al primo piano dell'ospedale in corso di Porta Nuova a Milano, in centro, la fila è lunga: Cimino visita fino a tarda sera. C'è chi ha i bambini in braccio, chi ha portato i parenti. «Spiego come utilizzare il sensore che misura i valori della glicemia, come dosare la terapia e quali sono i cibi da evitare», racconta il dottore, che i suoi pazienti li conosce per nome e spesso è stato a visitarli nelle case popolari di via Meda, Baggio, Lorenteggio, dentro i casermoni di via Spaventa.Lo chiamano il "dottore degli artigiani", ha una memoria che stupisce: sa chi ha rischiato l'amputazione del piede e chi è arrivato con problemi al cuore, chi ha esagerato con l'alcol e chi si sentiva tanto consumato dal diabete che non riusciva ad alzarsi dal letto per andare al lavoro.L'endocrinologo ha esperienze cliniche all'estero, racconta di aver conosciuto la periferia nel corso delle sue ricerche a Parigi e di essersela andata a cercare a Milano, «perché nessuno si senta emarginato». I suoi racconti sono testimonianza di quella che lui stesso chiama una «periferia esistenziale» di lavoratori, impiegati così spesso in imprese artigiane che Confartigianato Lombardia ne ha promosso a fine maggio la candidatura alla Rosa Camuna, riconoscimento della Regione. Alla consegna dell'Ambrogino d'Oro, a sostenerlo c'era anche la comunità dei cingalesi di Milano, una delle più radicate e integrate.Negli stessi giorni in cui Roberto Vannacci parla di remigrazione, i dati in esclusiva per L'Espresso dell'ufficio studi dell'associazione delle PMI raccontano un'altra storia: in Lombardia il lavoro straniero è una componente strutturale dell'impresa artigiana.Nel 2025 le assunzioni di persone nate all'estero nella regione sono state 250.830, di cui 29.880 realizzate da imprese artigiane. La quota di stranieri nei contratti degli artigiani è il 41 per cento del totale, contro una media regionale del 30,2. Romania, Albania ed Egitto restano i primi Paesi di provenienza; crescono soprattutto i lavoratori arrivati dal Pakistan (26 mila, +52,8 per cento in tre anni), dal Bangladesh (19.600, più che raddoppiati) e dallo Sri Lanka (13.840, +36,3 per cento).Tra il 2021 e il 2024 si registra una crescita significativa delle imprese straniere, trainata soprattutto dalla componente extra UE: +8,9 per cento nel totale e +7,8 nell'artigianato. «Visto il calo demografico, la salute e il benessere dei lavoratori immigrati è fondamentale», commenta Carlo Piccinato, segretario generale di Confartigianato Lombardia. «Abbiamo bisogno che esempi come l'ambulatorio del Fatebenefratelli siano conosciuti e imitati, che il Servizio sanitario nazionale curi questi pazienti».Come dice Laura Cappetti, della onlus Amici del diabetico, però, Cimino «è unico e ce ne vorrebbero tanti, con la sua disponibilità, umanità, attenzione».Riusciamo a parlare con lui solo dopo le 20, tra una visita e l'altra di chi è appena uscito dal lavoro. È un fiume in piena, sia quando ricorda le sue origini a Santa Caterina Villarmosa, in provincia di Caltanissetta, sia quando spiega quali farmaci servono, come dosarli, che cosa veramente può aiutare i suoi pazienti.«Mi chiedono tutto», dice sorridendo. «Dalla salute a un aiuto nella burocrazia. La barriera linguistica c'è, ma se serve ci si intende a gesti. Soprattutto, sto costruendo una rete sociale che diventa economica. I medici delle zone popolari sanno che possono chiamarmi anche di notte per impegnative d'urgenza. I farmaci vanno ordinati, il farmacista di piazza Clotilde si organizza per consegnarli anche alla sera. Cerco di standardizzare la cura e insisto sulla responsabilizzazione dei pazienti, si aiutano tra loro».Farli star bene significa pure far risparmiare lo Stato. Un giorno di terapia intensiva in unità coronarica costa intorno ai 4 mila euro, è cara la dialisi. E se i dipendenti si ammalano, «le piccole imprese che li hanno formati rischiano di non sapere come far fronte alle commesse».Oltre alla demografia, Piccinato non dimentica la questione degli stipendi: «Confartigianato si sta battendo per elevare i livelli di retribuzione, ma in questo Paese i contratti di alcune categorie prevedono buste paga molto basse. Tanto che gli italiani scelgono di non fare alcuni lavori perché a Milano con 1.000 euro al mese è complicato vivere. E chi arriva dallo Sri Lanka o dal Bangladesh non deve pagare di tasca propria, in salute e qualità di vita, un sistema che paga troppo poco chi lavora».
La rete solidale del dottore degli artigiani
A Milano Vincenzo Cimino cura i lavoratori stranieri colpiti da diabete di tipo 2, spesso in forma aggressiva. Bangladesi, srilankesi, pakistani impiegati nella






