«Io non voglio uccidermi, io voglio uscire e crescere i miei bambini. Perché sono qui?». Sono le parole di Driss Mouaoui, quarantaseienne di origine marocchina rinchiuso nel Cpr di Palazzo San Gervasio (Pz) da quasi quattro mesi e privo di assistenza medica adeguata. Ventisei anni in Italia a lavorare – muratore, saldatore, conducente di muletto – moglie e sei figli, cinque di loro nati in Italia, tra Pesaro e Urbino. «Ho fatto un errore, sono stato in prigione, ho pagato, sono uscito, ho chiesto scusa agli italiani, non lo faccio più. Ma questo non è giusto». Reati minori (resistenza a pubblico ufficiale) che non precludono la permanenza in Italia ma che gli sono costati un anno di carcere e l’impossibilità di rinnovare in tempo il permesso di soggiorno. Così, quando l’8 febbraio scorso usciva di prigione, ad attenderlo c’era il Cpr.
Eppure, con un ricovero presso il reparto di cardiologia dell’Ospedale di Urbino per un infarto nel 2024, aveva diritto a un permesso di soggiorno per motivi di salute. Invece è arrivata una lettera di idoneità a spalancargli le porte del Cpr, che secondo l’avvocato Arturo Covella, che assiste l’uomo, «non ha tenuto conto del quadro clinico, della situazione del Cpr di Palazzo San Gervaso e quindi anche dei servizi sanitari che vengono erogati o non erogati». I controlli effettuati fino a ora hanno sempre confermato la precarietà delle sue condizioni di salute, la necessità di seguire una terapia farmacologica specifica e, più in generale, uno stile di vita sano. Cosa impossibile già di suo in un Cpr, con l’aggravante che questa terapia secondo quanto riportato non verrebbe somministrata. «Effettivamente avrebbe bisogno di una terapia specifica che però non corrisponde appieno con la terapia somministratagli all’interno del Cpr», conferma l’avvocato. «Oltretutto dai fogli di somministrazione non si capisce con precisione queste medicine a che ora e in quali quantità vengano somministrate. Lui lamenta di essere rimasto scoperto per due o tre giorni consecutivi perché in infermeria non hanno determinati farmaci».








