Il ministro dell’Istruzione e del Merito ha fatto una rivoluzione: le riunioni degli organi collegiali (anche quelle deliberative) dal prossimo anno scolastico potranno essere fatte anche online.

Nell’epoca in cui i G7, i consigli comunali, i meeting aziendali, le conferenze stampa e persino le Messe (al tempo del Covid) sono a distanza, la Scuola, con i suoi riti ottocenteschi, la sua pedanteria, il suo linguaggio burocratese e i suoi verbali, ha insistito per anni nel celebrare l’inefficienza delle riunioni in presenza in nome di un’ipocrita bellezza del “guardarsi negli occhi”, dello “stare insieme”. Per decenni maestri e professori, convocati con tanto di circolare del dirigente, sono stati ammassati in atrii delle scuole trasformati in auditorium, in anguste palestre, in sale degli oratori con microfoni gracchianti, teli per le diapositive a fare da schermi, sedie di legno degli alunni alte mezzo metro, come poltroncine.

Costretti a sudare le sette camicie d’estate e a portarsi la coperta da casa d’inverno, i docenti hanno subito per anni sproloqui dei dirigenti attendendo impazienti il termine delle riunioni.

A cambiare le carte in tavola ci ha pensato con una scelta che avrebbero dovuto fare i suoi predecessori, il professore leghista.