I monumenti e gli edifici storici di Roma hanno retto a guerre, terremoti e turismo di massa. Ma il cambio repentino delle temperature e le possibili alluvioni li mettono a rischio
Sulle pareti e i soffitti della villa in riva al Tevere campeggiano putti paffuti, languide ninfe e un ciclope. Alcune di queste figure furono dipinte nel cinquecento da Raffaello su incarico di un banchiere del papa. Oggi villa Farnesina fa parte dell’immenso patrimonio Unesco di Roma ma, ogni volta che il Tevere si alza molto, il magnifico palazzo è in pericolo. Sulla Carta del rischio, la mappatura digitale fatta dal ministero della cultura, l’edificio è segnato in rosso. “La zona intorno a villa Farnesina è considerata particolarmente vulnerabile in caso di alluvioni gravi e la stessa cosa vale per altre aree del centro storico”, spiega Donatella Fiorani, che insegna restauro dei monumenti alla facoltà di architettura dell’università Sapienza di Roma. Fiorani ha simulato un’inondazione così estrema che statisticamente dovrebbe verificarsi una volta ogni cent’anni.
Nei secoli il Tevere ha spesso allagato il centro storico della capitale e anche la villa ha subìto danni che hanno richiesto interventi di restauro e di parziale ricostruzione. Nel 1870, dopo una piena particolarmente devastante, l’amministrazione cittadina fece costruire degli argini importanti, che però adesso non bastano più.








