La tolleranza verso gli abusi maschili in Pakistan non è mai stata così alta. La denuncia di una medica legale, che in più di vent’anni ha visto la situazione peggiorare
In un video che circola sui social media da alcune settimane c’è un uomo con la barba bianca che guarda dritto nella telecamera. “Ho ucciso mia moglie”, dice con calma in urdu. “Avevamo un accordo basato sul dare e avere, e quando lei si è rifiutata di dare, ho detto che avrei preso”. Poche ore prima l’uomo, 64 anni, era entrato in una stazione di polizia nel quartiere di Orangi, a Karachi, e aveva confessato di aver ucciso Asma Begum, 58 anni, madre di quattro figli, nella casa che condividevano, perché lei si era rifiutata di avere rapporti sessuali con lui.
Il giorno dopo un ascensorista dell’ospedale pubblico civile di Quetta ha gettato dell’acido addosso a una dottoressa di 29 anni, Mahnoor Nasir, mentre apriva la porta. Il sospettato, che pare stesse preparandosi a lasciare la città, è stato ucciso dalla polizia mentre cercava di arrestarlo. Nasir, che ha subito bruciature sul 35 per cento del corpo, è stata trasportata in aereo a Karachi per essere sottoposta alle cure necessarie.
Due giorni dopo, il 7 giugno, una ragazza di 17 anni priva di sensi è stata abbandonata da tre uomini in un ospedale a Jhang, nel Punjab. La polizia ha arrestato alcuni sospettati grazie alle immagini delle telecamere di sorveglianza dell’ospedale. Hanno dichiarato che la ragazza era stata rapita, drogata e violentata in gruppo. È morta poco dopo. Sempre nel mese di giugno, poco prima di morire per le complicazioni legate ad aborti ripetuti, una collaboratrice domestica di 18 anni ha raccontato alla polizia di Lahore di essere stata più volte violentata dal figlio del suo datore di lavoro e dal suo autista.









